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Detassazione, ecco i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Esclusi dalla detassazione le amministrazioni pubbliche. Se il lavoratore intende rinunciare alla detassazione dovrà farlo per iscritto. Nel limite reddituale rientra anche la Q.u.I.R.

Sono questi alcuni dei chiarimenti contenuti nella circolare congiunta Entrate/Lavoro . L’Agenzia delle Entrate, nel ribadire che la detassazione riguarda esclusivamente i premi di risultato di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, chiarisce che restano esclusi dal beneficio i soggetti che percepiscono redditi assimilati al lavoro dipendente (es. co.co.co).

L’ambito soggettivo di applicazione dell’agevolazione è limitato ai datori di lavoro privati, siano essi imprenditori o non imprenditori (es. studi professionali). Tra i datori di lavoro privati rientrano anche gli enti pubblici economici. Restano escluse, invece, le amministrazioni dello Stato, gli istituti e le scuole di ogni ordine e grado, le Regioni, le Province, i Comuni, le CCIAA e tutti gli enti pubblici non economici.

Il limite reddituale di 50mila euro relativo all’anno precedente la percezione delle somme agevolate deve essere calcolato facendo riferimento ai soli redditi di lavoro dipendente anche se derivanti da più rapporti di lavoro e deve comprendere le pensioni di ogni genere, nonché gli assegni ex art. 49, comma 2 del TUIR. Sempre con riferimento al limite dei 50mila euro, occorre conteggiare solo i redditi soggetti a tassazione ordinaria, con esclusione di quelli soggetti a tassazione separata.

Come già previsto in passato, il reddito di riferimento è determinato al lordo delle somme già assoggettate ad imposta sostitutiva. Se il lavoratore ha optato per prestazioni di welfare aziendale, gli importi corrispondenti – nei limiti fissati dall’art. 51, commi 2 e 3 ultimo periodo del TUIR – non concorrono a determinare la soglia dei 50mila euro. Diverso è il discorso per la Q.u.I.R. (la quota di TFR liquidata mensilmente in busta paga): essendo soggetta a tassazione ordinaria rientra nel calcolo dei 50mila euro.

E’ possibile accedere alla detassazione anche se nell’anno precedente il lavoratore non ha conseguito alcun reddito di lavoro dipendente ovvero se il limite di 50mila euro è stato superato conseguendo redditi diversi da quelli di lavoro dipendente, compresi i redditi ad essi assimilati. Risulta irrilevante il superamento della soglia dei 50mila euro nell’anno in cui sono erogati i premi agevolati, fermo restando l’esclusione dal beneficio per i premi eventualmente erogati nell’anno successivo. Le somme soggette a detassazione, chiarisce l’Agenzia delle Entrate, rilevano ai fini ISEE.

Il datore di lavoro, previa verifica del reddito dell’anno precedente e salvo rinuncia scritta del prestatore di lavoro, applica direttamente la detassazione. Se la certificazione unica dell’anno precedente è stata elaborata da un altro datore di lavoro, il lavoratore è tenuto a comunicare – per iscritto – tutte le informazioni utili per verificare la condizione di spettanza. Se il sostituto d’imposta rileva che la tassazione sostitutiva è meno vantaggiosa per il lavoratore, anche in assenza di rinuncia da parte del lavoratore, può applicare la tassazione ordinaria, portandone a conoscenza il dipendente.

Il datore di lavoro, nella determinazione del premio, deve computare anche i periodi di congedo di maternità. Non possono essere detassate le maggiorazioni di retribuzione e gli straordinari, corrisposti a seguito di un processo di riorganizzazione del lavoro.

Le erogazioni premiali non usufruiscono dello sgravio contributivo. L’assoggettamento a contribuzione previdenziale dei premi di produttività non altera il limite di importo entro cui questi sono fiscalmente agevolabili, pari a 2.000 o a 2.500 euro. Ai fini del calcolo dell’imposta sostitutiva, tale limite deve essere assunto al netto dei contributi previdenziali, sia per la quota a carico del datore di lavoro che per la quota a carico del lavoratore. Il limite di 2.000/2.500 euro deve intendersi, pertanto, al lordo della ritenuta fiscale del 10 per cento e al netto delle trattenute previdenziali obbligatorie; eventuali importi eccedenti sono assoggettati alla tassazione ordinaria.

Ulteriori informazioni sono disponibili qui 

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