detassazione; busta paga; retribuzione, quir, tracciabilità

Al via la detassazione dei premi di risultato

Torna la detassazione dei premi di risultato: imposta del 10% su importi non superiori a duemila euro. Nessuna tassazione se il lavoratore opta per i servizi di welfare aziendale.

La legge di stabilità 2016 ha reintrodotto, in modo strutturale, la detassazione dei premi di risultato. Prelievo fiscale al 10% (sostitutivo dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali) per i premi di ammontare lordo non superiore a 2mila euro all’anno corrisposti ai lavoratori dipendenti del settore privato che, nell’anno precedente quello di percezione delle somme, hanno conseguito un reddito non superiore a 50mila euro. La detassazione opera esclusivamente per i premi di risultato di ammontare variabile, collegati ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza, innovazione ed erogati in esecuzione di contratti aziendali o territoriali sottoscritti dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale o dalle loro rappresentanze sindacali aziendali (RSA) o unitarie (RSU) . Se l’accordo aziendale prevede il coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro, la soglia di detassazione si incrementa sino a 2.500 euro. Le intese collettive di secondo livello possono anche prevedere, in alternativa ai premi di risultato, forme di partecipazione agli utili delle imprese ai sensi dell’art. 2102 c.c..

Il beneficio fiscale della detassazione è riconosciuto solo se il contratto aziendale o territoriale è depositato, entro trenta giorni dalla sottoscrizione, presso la Direzione territoriale del lavoro competente. Il deposito deve avvenire esclusivamente in modalità telematica utilizzando l’apposito servizio disponibile sul sito del Ministero del Lavoro , unitamente alla dichiarazione di conformità alle disposizioni contenute nel decreto interministeriale (Lavoro-Economia) del 25 marzo 2016 .

Lo stesso decreto, a titolo non esaustivo, indica i parametri oggettivi a cui collegare l’erogazione dei premi di risultato: aumento della produzione o risparmi dei fattori produttivi; miglioramento della qualità dei prodotti e dei processi, anche attraverso la riorganizzazione dell’orario di lavoro non straordinario o il ricorso al lavoro agile quale modalità flessibile di ricorso al lavoro subordinato, rispetto ad un periodo congruo definito nell’accordo. L’importante, in definitiva, è che il raggiungimento dell’obiettivo sia riscontrabile attraverso indicatori numerici o di altro genere appositamente individuati.

Particolare interesse e convenienza suscita la possibilità che il lavoratore converta il premio di risultato in prestazioni di welfare aziendale (ad esempio, servizi di educazione e istruzione per i figli, o di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti, ecc.) beneficiando della completa detassazione per effetto di quanto previsto dall’art. 1, comma 184, della legge di stabilità 2016.

L’erogazione di beni, opere e servizi potrà avvenire anche attraverso il rilascio di voucher cartacei od elettronici, purché nominativi, incedibili, non monetizzabili, utilizzabili per l’acquisto di un solo bene, opera o servizio e per l’intero valore nominale, senza integrazioni da parte del titolare.

Resta salva la possibilità che il lavoratore rinunci, per iscritto, alla detassazione dei premi di risultato.

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