rimborsi chilometrici

Rimborsi chilometrici: esenzione solo per il percorso più breve

In materia di rimborsi chilometrici, l’esenzione da imposizione fiscale e previdenziale spetta solo con riferimento al percorso più breve. Sono queste le conclusioni cui giunge l’Agenzia delle Entrate rispondendo ad un interpello del 30 ottobre 2015 .

Il quesito nasce dal corretto trattamento fiscale da assicurare ai rimborsi chilometrici nel caso in cui i lavoratori utilizzano auto proprie per le trasferte (o missioni) al di fuori del territorio comunale ove è ubicata la normale sede di lavoro e nella particolare ipotesi in cui il tragitto “dal domicilio alla località della missione” sia superiore a quello “dalla sede di lavoro alla località della missione”.

Secondo l’interpellante solo i rimborsi chilometrici corrispondenti al percorso “sede di lavoro – missione” non sono soggetti ad imposizione, mentre i rimborsi chilometrici relativi ai chilometri aggiuntivi non godono di alcuna esenzione fiscale e previdenziale in quanto il costo sostenuto per il tragitto “abitazione – sede di lavoro” risulta già forfettariamente rimborsato con il riconoscimento delle detrazioni per lavoro dipendente (art. 13 del TUIR).

Di diverso avviso, invece, i dipendenti dell’interpellante secondo i quali a prescindere dal luogo di partenza i rimborsi chilometrici sono sempre esenti da imposizione fiscale e previdenziale perché, sostengono i lavoratori, il dipendente è inviato in missione per una scelta del datore di lavoro e solo casualmente il tragitto coperto dal lavoratore per andare in trasferta coincide, parzialmente, con quello utilizzabile per andare dalla propria abitazione al posto di lavoro. Il vantaggio conseguito dal dipendente in trasferta partendo dal proprio domicilio, concludono i lavoratori, è meramente accidentale rispetto al soddisfacimento dell’interesse dell’impresa e, come tale, dovrebbe ritenersi non imponibile.

L’Agenzia delle Entrate, nel rispondere all’interpello, ribadisce che i redditi da lavoro dipendente sono determinati in base al principio di onnicomprensività (in applicazione del quale costituiscono reddito tutte le somme e i valori che il dipendente percepisce nel periodo d’imposta, a qualunque titolo, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro), ma ricorda anche che alcune eccezioni sono previste dal Legislatore.

In particolare, riguardo i rimborsi chilometrici, l’Amministrazione finanziaria ribadisce che quelli erogati per l’espletamento della prestazione lavorativa in un comune diverso da quello in cui è situata la sede di lavoro, sono esenti da ogni imposizione, sempreché, in sede di liquidazione, l’ammontare del rimborso chilometrico sia calcolato in base alle tabelle ACI, avuto riguardo alla percorrenza, al tipo di automezzo usato dal dipendente e al costo chilometrico ricostruito secondo il tipo di autovettura.

Laddove la distanza percorsa dal dipendente per raggiungere, dalla propria residenza, la località di missione risulti inferiore rispetto a quella calcolata dalla sede di servizio, con la conseguenza che al lavoratore è riconosciuto, in base alle tabelle ACI, un rimborso chilometrico di minor importo, quest’ultimo è da considerare non imponibile.

Invece, nell’ipotesi in cui la distanza percorsa dal dipendente per raggiungere, dalla propria residenza, la località di missione risulti maggiore rispetto a quella calcolata dalla sede di servizio, con la conseguenza che al lavoratore viene erogato, in base alle tabelle ACI, un rimborso chilometrico di importo maggiore rispetto a quello calcolato dalla sede di servizio, la differenza è da considerarsi a tutti gli effetti reddito imponibile.

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