indennità di trasferta

Indennità di trasferta: trattamento previdenziale e fiscale

Al lavoratore inviato in missione spetta un’indennità di trasferta. Il trattamento fiscale e previdenziale applicato varia in base alla tipologia di rimborso effettuata dal datore di lavoro: forfettario, misto o analitico.

Ad ogni lavoratore è – di norma– assegnata una sede di lavoro, intesa come luogo ordinario di svolgimento dell’attività lavorativa. Esigenze aziendali, tuttavia, possono indurre il datore di lavoro ad inviare in trasferta (o missione) il lavoratore. In questi casi, il legame esistente tra il lavoratore e la sede “ordinaria” di lavoro si interrompe, seppur per un breve periodo di tempo. E’ proprio la temporaneità dello spostamento a differenziare l’istituto della trasferta da quello del trasferimento che, di contro, prevede uno spostamento definitivo.

Per compensare il disagio che la trasferta, inevitabilmente, arreca ad un lavoratore, è prevista la liquidazione di un’indennità di trasferta. Ai contratti collettivi è affidato il compito di quantificarne la misura.

Con riferimento al trattamento fiscale e previdenziale occorre, in via preliminare, distinguere le trasferte avvenute nel comune della sede di lavoro, da quelle avvenute al di fuori.

Trasferta nel comune della sede di lavoro

Per questa tipologia di trasferte, l’art. 51, comma 5 del TUIR  prevede l’esclusione dalla base imponibile previdenziale e fiscale solo per i rimborsi di spese di trasporto comprovati da documenti provenienti dal vettore. Per costante orientamento ministeriale, i rimborsi chilometrici per trasferte effettuate nel comune della sede di lavoro sono sempre soggetti a prelievo fiscale e contributivo.

Trasferte fuori dal comune della sede di lavoro

In questo caso occorre distinguere tre diverse tipologie di rimborso:

  • forfettario;
  • misto;
  • analitico.

Il riferimento normativo è sempre individuato nell’art. 51, comma 5 del TUIR .

Indennità di trasferta forfettaria: non è soggetta a prelievo fiscale e contributivo l’indennità forfettaria di importo non superiore a € 46,48 al giorno, al netto delle spese di viaggio e trasporto. Se la trasferta avviene all’estero, la soglia di esenzione sale a € 77,47 al giorno, al netto delle spese di viaggio e trasporto.

Rimborso misto: se il datore di lavoro rimborsa a piè di lista le spese di vitto o alloggio ovvero se vitto o alloggio sono forniti gratuitamente, il limite di esenzione fiscale e previdenziale per l’indennità forfettaria si riduce rispettivamente a € 30,99/giorno se la trasferta avviene in Italia, € 51,65/giorno se la trasferta avviene all’estero.

Rimborso analitico: se il datore di lavoro rimborsa a piè di lista sia le spese di vitto che quello di alloggio ovvero se vitto e alloggio sono forniti gratuitamente, il limite di esenzione fiscale e previdenziale per le spese non documentabili si riduce ulteriormente a € 15,49/giorno se la trasferta avviene in Italia, € 25,82/giorno se la trasferta avviene all’estero.

Rimborso chilometrico

Se il lavoratore utilizza l’auto propria per le trasferte effettuate fuori dal comune della sede di lavoro, la scheda carburante va intestata tanto al proprietario, quanto al datore di lavoro. Sulla stessa vanno indicati soli i chilometri percorsi per ragioni di lavoro. L’indennità chilometrica è determinata tenendo conto della percorrenza, del tipo di automezzo e dal costo chilometrico definito sulla base di elementi concordati sia diretti che indiretti (tariffe ACI).

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