Omesso versamento delle ritenute previdenziali

Omesso versamento delle ritenute previdenziali: no al penale

Sarà depenalizzato l’omesso versamento delle ritenute previdenziali operate sulle retribuzioni dei dipendenti se di importo non superiore a 10.000 euro. A prevederlo è il decreto legislativo approvato in via preliminare venerdì 13 novembre dal Consiglio dei Ministri , in attuazione della legge delega n. 67/2014 che affidava al Governo il compito di depenalizzare alcune fattispecie con l’introduzione di sanzioni civili e amministrative. Tra queste, rientra anche l’omesso versamento delle ritenute previdenziali operate sulle retribuzioni dei dipendenti, punito con la reclusione fino a tre anni e la multa fino a € 1.032, così come previsto dall’articolo 2, comma 1, del DL. n. 463/1983 . È appena il caso di ricordare che, attualmente, non è punibile il datore di lavoro che provvede al versamento entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.

Sulla base delle nuove disposizioni (non ancora in vigore), l’omesso versamento delle ritenute previdenziali operate sulle retribuzioni dei dipedenti sarà punito con una sanzione amministrativa compresa tra € 10.000 ed € 50.000. Allo stesso modo, anche la nuova disciplina prevederà la mancata applicazione della sanzione amministrativa qualora il datore di lavoro provvederà al versamento entro il termine di 90 giorni.

Nei mesi scorsi, alcuni Tribunali, considerata la legge delega sulla depenalizzazione dell’omesso versamento delle ritenute previdenziali, avevano considerato de facto come già depenalizzata questa fattispecie in virtù delle intenzioni manifestate dal Governo attraverso la delega stessa. La Suprema Corte, tuttavia, ha ricordato che, fino all’emanazione del decreto, la fattispecie non può dirsi depenalizzata in quanto, come ben noto, la legge delega è priva di effetto se non seguita dal decreto legislativo.

Per il principio del favor rei, la nuova disciplina sarà applicabile anche ai procedimenti penali già in corso, ma non ancora perfezionati. Di contro, per quelli per i quali è già stata emessa sentenza di condanna, il Giudice revocherà la sentenza e trasformerà la pena detentiva in sanzione amministrativa sulla base del criterio di ragguaglio previsto dall’art. 135 del codice penale (“Quando, per qualsiasi effetto giuridico, si deve eseguire un ragguaglio fra pene pecuniarie e pene detentive, il computo ha luogo calcolando euro 250, o frazione di euro 250, di pena pecuniaria per un giorno di pena detentiva.”).

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