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Trasferta, trasfertismo ed infedele registrazione del LUL

Trasferta e trasfertismo sono due istituti molto diversi tra loro. Confonderli, può configurare un’ipotesi di infedele registrazione dei dati esposti sul libro unico del lavoro. Con inevitabili sanzioni e recuperi di prelievo fiscale e contributivo.

Cosa distingue la trasferta dal trasfertismo? La lettera di assunzione, quasi sempre, specifica la sede a cui il lavoratore è normalmente assegnato. Momentanee esigenze aziendali, possono portare a temporanei spostamenti. Quando ciò accade si configura una trasferta, ovvero un mutamento provvisorio del luogo di lavoro. Altre volte, invece, può verificarsi che il lavoratore non abbia una sede normale di lavoro, ma svolge la propria prestazione in luoghi sempre differenti. In questi casi si parla di trasfertismo e di lavoratore trasfertista.

Come distinguerle?

Non sempre è agevole distinguere un lavoratore in trasferta da un trasfertista. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 3066 del 17/02/2016) ha chiarito che il trasfertismo non si configura solo quando, nella lettera di assunzione, è previsto l’obbligo di svolgere la prestazione in luoghi sempre diversi. Secondo i giudici della Suprema Corte, occorre valutare come – realmente – si svolge la prestazione lavorativa. E’ sufficiente che il lavoratore sia stabilmente chiamato a svolgere il proprio lavoro in luoghi sempre differenti affinché si configuri l’ipotesi del trasfertismo. A titolo di esempio, pensiamo all’installatore e manutentore di impianti.

Le differenze tra trasferta e trasfertismo non finiscono qui. Mentre l’indennità di trasferta è, nei limiti previsti dall’art. 51, comma 5 del TUIR , non soggetta a prelievo fiscale e contributivo, quella spettante al trasfertista è sempre imponibile nella misura del 50%. La ratio del differente trattamento fiscale e previdenziale va ricercata nella loro diversa natura: mentre l’indennità di trasferta ha un carattere restitutorio, quella prevista per il trasfertista ha natura retributiva.

Infedele registrazione dei dati esposti nel libro unico del lavoro (LUL)

La non corretta definizione della fattispecie comporta, inevitabilmente, una non corretta registrazione dei dati nel libro unico del lavoro. Oltre al recupero del prelievo fiscale e previdenziale, il datore di lavoro rischia di incorrere nella c.d. “infedele registrazione”. Quest’ipotesi si configura quando il personale ispettivo riscontra una difformità tra il dato registrato e il quantum della prestazione resa (es. retribuzioni fuori busta), ma anche quando vi è il riferimento ad una causale che non trova riscontro nella concreta esecuzione della prestazione. L’ipotesi più frequente è quella del datore di lavoro che utilizza l’indennità di trasferta per mascherare emolumenti dovuti a trasfertisti, con il chiaro intento di beneficiare di un trattamento fiscale e previdenziale più conveniente. Oppure, quando l’indennità di trasferta è utilizzata per compensare ore di lavoro straordinario. Affinché si configuri un’infedele registrazione è indispensabile che l’errata registrazione abbia riflessi retributivi, fiscali e previdenziali. In tal senso, sono escluse le irregolarità di natura meramente formale.

L’infedele registrazione è punita con una sanzione amministrativa pecuniaria da 150 a 1.500 euro. Tuttavia, gli importi base sono aumentati nei seguenti casi:

  • se la violazione si riferisce a più di 5 lavoratori o ad un periodo superiore a 6 mesi: da € 500 a € 3.000;
  • se la violazione si riferisce a più di 10 lavoratori o ad un periodo superiore a 12 mesi da € 1.000 ad € 6.000.

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