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Welfare aziendale, cos’è e perchè conviene

La legge di stabilità 2016 ha ridefinito le erogazioni del datore di lavoro che configurano il cosiddetto “welfare aziendale“. Si tratta di prestazioni, alternative alla retribuzione monetaria, destinate a sostenere il reddito e migliorare la vita privata e professionale del dipendente.

Possiamo immaginare il welfare aziendale come un paniere di utilità tra le quali il lavoratore può scegliere quelle più rispondenti alle proprie esigenze. Il Legislatore ha ampliato ed aggiornato le somme e i valori che, nel rispetto di quanto indicato nell’art 51 del TUIR, non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente.

Ad accrescere l’interesse per il welfare aziendale ha contribuito la reintroduzione della detassazione dei premi di risultato. Infatti, il contratto collettivo aziendale o territoriale può prevedere la facoltà del lavoratore di sostituire il premio in denaro (max 2mila euro, 2.500 in caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori) con benefit aziendali. Mentre il premio in denaro sconta un’aliquota del 10% sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali, i benefit sono esclusi da ogni forma di imposizione, sia fiscale che previdenziale. Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate  se l’erogazione dei benefit avviene in conformità a disposizioni di contratto, di accordo o di regolamento, l’azienda deduce integralmente i costi ai fini IRES e IRAP e non nel limite del 5 per mille del costo del lavoro. Il trattamento di favore richiede che le prestazioni siano previste per la generalità dei dipendenti o per categorie di lavoratori.

A beneficiare del welfare aziendale non è solo il lavoratore. Anche i suoi familiari possono rientrare tra i destinatari, perfino se non fiscalmente a carico del lavoratore.

Il paniere del welfare aziendale può includere servizi aventi finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria. A titolo di esempio: corsi di lingua, di informatica, di musica, teatro, danza. Ma anche servizi di check-up medico. Il datore di lavoro può erogare direttamente questi servizi ovvero per il tramite di strutture esterne convenzionate.

C’è di più. Tra i benefit aziendali possono rientrare anche i rimborsi di spese già sostenute dal lavoratore. Pensiamo ad esempio alle rette scolastiche, i libri di testo o le tasse universitarie. Finanche le spese sostenute per le gite scolastiche possono essere oggetto di rimborso spese. Per conciliare le esigenze familiari con quelle lavorative, i piani di welfare aziendale possono prevedere anche servizi di assistenza per familiari anziani o non autosufficienti.

Novità di assoluto rilievo è la possibilità di corrispondere i benefit aziendali mediante documenti di legittimazione, sia cartacei che elettronici. Si tratta di voucher che non possono essere monetizzati o ceduti a terzi e devono dar diritto ad un solo bene o servizio, senza integrazioni da parte del lavoratore. Fanno eccezione i beni e i servizi di importo non superiore a 258,23 euro. In tal caso il voucher può essere rappresentativo di una pluralità di beni.

Ulteriori info riguardo la detassazione dei premi di risultato sono disponibili qui  e qui 

Questo articolo è stato pubblicato anche sul bimestrale Mag/Giu 2016 del Centro Studi ANCL SU Campania “on. V. Mancini” 

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