apprendistato, apprendistato professionalizzante

Apprendistato professionalizzante solo per chi percepisce l’indennità di mobilità

Il Jobs Act  restringe il campo di applicazione del contratto di apprendistato con lavoratori in mobilità. Mentre la disciplina previgente consentiva di stipulare contratti di apprendistato con lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, la nuova disciplina limita questa possibilità ai soli lavoratori percettori dell’indennità di mobilità. Inoltre, mentre il D.Lgs. n. 167/2011 (ora abrogato) consentiva di ricorrere a qualsiasi forma di apprendistato, il Jobs Act limita la scelta al solo contratto di apprendistato professionalizzante. Confermata, invece, la possibilità di ricorrere al contratto di apprendistato professionalizzante senza considerare i limiti di età normalmente previsti (giovani di età compresa tra i 18 e 29 anni).

Restano invariate anche le agevolazioni contributive: la contribuzione a carico del datore di lavoro sarà pari, per 18 mesi dalla data di assunzione, al 10%. Al termine dei 18 mesi, la contribuzione datoriale sarà dovuta in misura piena, mentre la contribuzione posta in capo al lavoratore sarà pari al 5,84% per l’intera durata del periodo formativo (massimo 3 anni, fatta eccezione per i settori dell’artigianato). Per tale tipologia di apprendistato non è dovuta la contribuzione NASPI nella misura dell’1,61%. Per espressa previsione legislativa, se il rapporto di lavoro prosegue oltre il periodo formativo, non è previsto l’incentivo di un ulteriore anno di riduzione contributiva. Tuttavia, il datore di lavoro potrà chiedere all’INPS il beneficio del contributo mensile pari al 50% dell’indennità di mobilità che sarebbe spettata al lavoratore assunto.

È appena il caso di ricordare che per poter usufruire di questi benefici contributivi, diversamente da quanto accade per gli ordinari contratti di apprendistato, è necessario essere in possesso della regolarità contributiva (DURC interno), rispettare i principi generali stabiliti dal decreto sulle politiche attive del lavoro approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 settembre 2015 ed inoltrare apposita domanda all’INPS. Ulteriore, rilevante, differenza rispetto alla disciplina generale prevista per i contratti di apprendistato è l’impossibilità, da parte del datore di lavoro, di recedere “ad nutum” (ovvero liberamente, senza che sussista una giusta causa o un giustificato motivo) al termine del periodo formativo, dandone regolare preavviso. Dunque, ai lavoratori percettori di indennità di mobilità assunti con contratto di apprendistato professionalizzante si applicheranno le disposizioni ordinarie in materia di licenziamenti individuali anche durante il periodo formativo.

L’apprendistato, è bene ricordarlo, è l’unico contratto a carattere formativo attualmente previsto nel nostro ordinamento giuridico. È comunemente definito un contratto a causa mista. Infatti, mentre in un ordinario rapporto di lavoro subordinato il lavoratore mette a disposizione le proprie energie lavorative in cambio di una retribuzione, nell’apprendistato questa sinallagmaticità si arrichisce di un ulteriore scambio: da un lato l’obbligo posto in capo al datore di lavoro di formare il lavoratore, dall’altro l’impegno del lavoratore di seguire, con profitto, le indicazioni ricevute dal tutor aziendale.

La riforma degli ammortizzatori sociali approvata in data 04/09/15 ha esteso le tutele in costanza di rapporto di lavoro anche agli apprendisti. In attesa di istruzioni da parte dell’INPS, non è chiaro se l’incremento delle aliquote contributive per CIGO, CIGS e fondi si solidarietà, riguarderà anche i lavoratori percettori dell’indennità di mobilità assunti con questa particolare forma di apprendistato professionalizzante.

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