certificato di malattia

Certificato di malattia, occhio alla trasmissione telematica

Il lavoratore è tenuto a verificare l’effettiva trasmissione telematica del certificato di malattia all’Inps. Non è sufficiente comunicare l’assenza al datore di lavoro.

Se l’attestato di malattia non è trasmesso all’Istituto previdenziale, l’assenza del lavoratore si configura come ingiustificata. Per tale motivo, risulta legittimo il licenziamento disciplinare del lavoratore. A stabilirlo è una recente sentenza della Corte di Cassazione . I giudici della Suprema Corte chiariscono che il lavoratore non può limitarsi ad avvisare il datore di lavoro circa l’assenza per malattia. Ma, deve anche accertarsi che il certificato di malattia sia stato trasmesso telematicamente all’Inps. Per farlo, è sufficiente richiedere al medico curante il protocollo telematico che lo identifica in maniera univoca.

Il caso è relativo ad un lavoratore licenziato per assenza ingiustificata. Dopo un periodo di malattia certificato (fino al 29/08/12), il lavoratore si reca dal medico curante per un ulteriore certificato (dal 30/08/12 al 07/09/12). Tuttavia, quest’ultima certificazione non perviene all’Inps e, di conseguenza, al datore di lavoro. Seconda la difesa del lavoratore, la responsabilità per la mancata trasmissione telematica del certificato di malattia non può ricadere sul prestatore di lavoro che aveva comunque avvisato dell’assenza.

Diversa la conclusione cui giungono i giudici della Suprema Corte. L’aver richiesto al medico il certificato non esaurisce l’obbligo di diligenza del lavoratore. Resta comunque fermo l’obbligo di darne notizia al datore di lavoro e l’onere di controllarne l’effettiva trasmissione telematica. Come? Richiedendo il numero di protocollo identificativo del certificato/attestato di malattia.

Ad aggravare la posizione del lavoratore contribuisce un ulteriore aspetto. Il 14/09, con effetto retroattivo dal giorno 8, il medico trasmette un nuovo certificato di malattia con prognosi fino al 30 settembre. Secondo i giudici di legittimità, quest’ultimo certificato è privo di valore, è irregolare. Il medico, infatti, non può certificare stati patologici non osservati direttamente, ma riferiti esclusivamente dal paziente in cura.

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