Clausole elastiche, contratto a termine

Clausole elastiche nei rapporti di lavoro part-time

Le clausole elastiche rappresentano un elemento di flessibilità nella gestione dei rapporti di lavoro part-time.

Prima del Jobs Act, il d.lgs. n. 61/2000 (ora interamente abrogato) distingueva le clausole elastiche, da quelle flessibili. Le prime, consentivano una variazione in aumento della durata della prestazione lavorativa; le seconde, un  mutamento della collocazione temporale delle stesse. Mentre le clausole flessibili erano compatibili con qualunque forma di part-time (orizzontale, verticale e misto), quelle elastiche riguardavano esclusivamente i part-time verticali o misti e, se non previste dal CCNL di riferimento, non potevano essere inserite nel contratto individuale di lavoro.

La riforma voluta dal governo Renzi ha razionalizzato l’intera disciplina, eliminando la distinzione tra le tre forme di part-time, facendo confluire nel concetto di clausole elastiche anche quelle flessibili e consentendone la stipula anche in assenza di esplicita previsione da parte del CCNL applicato.

Dunque, alla luce della nuova disciplina dettata dall’art. 6 del d.lgs. n. 81/2015 , le clausole elastiche permettono sia di variare la collocazione temporale della prestazione lavorativa, sia di aumentarne la durata.

Se il CCNL applicato prevede un’apposita disciplina, fermo restando la forma scritta del patto, al lavoratore spetta un diritto di preavviso non inferiore a due giorni lavorativi e le specifiche compensazioni nella misura e nelle forme determinate dal contratto di riferimento.

Nel caso in cui il contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro non disciplini le clausole elastiche, è possibile pattuirle per iscritto, presso una commissione di certificazione, con la facoltà del lavoratore di farsi assistere da un consulente del lavoro, da un avvocato o da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato. A pena di nullità e fermo restando il preavviso di due giorni lavorativi, le clausole elastiche devono prevedere le condizioni e le modalità attraverso le quali il datore di lavoro può variare la collocazione temporale della prestazione o aumentarne la durata. In ogni caso, la durata massima dell’aumento non può eccedere il 25% della normale prestazione annua a tempo parziale. Tanto in caso di variazione, quanto di aumento, al lavoratore spetta una maggiorazione della retribuzione oraria globale di fatto pari al 15%, comprensiva dell’incidenza sugli istituti indiretti e differiti (13ma, TFR, ecc.).

Il rifiuto del lavoratore di sottoscrivere clausole elastiche non costituisce un giustificato motivo di licenziamento.

Al lavoratore che si trova in particolari condizioni (patologie oncologiche; gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti; patologie oncologiche o gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti riguardanti il coniuge, i figli o i genitori; assistenza a persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa; figlio convivente di età non superiore a 13 anni o portatore di handicap a prescindere dell’età), è riconosciuta la facoltà di revocare il consenso prestato alle clausole elastiche.

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