colf e badanti videosorveglianza, controllo a distanza dei lavoratori

Colf e badanti: la videosorveglianza non richiede la preventiva autorizzazione

L’Ispettorato nazionale del lavoro chiarisce che per colf e badanti non è applicabile l’art. 4 dello Statuto dei lavoratori

Il datore di lavoro domestico è un soggetto privato non organizzato in forma di impresa. Per tale motivo, il rapporto di lavoro con colf e badanti è sottratto alla disciplina prevista da alcune norme dello Statuto dei lavoratori (Legge n 300/1970 ). Con queste parole, l’Ispettorato nazionale del lavoro risponde ad una richiesta di chiarimento pervenuta da un ufficio territoriale . In particolare, si chiedeva un parere in merito all’installazione di un impianto di videosorveglianza collocato in un’abitazione privata all’interno della quale operava un lavoratore domestico.

Per lavoro domestico s’intende l’attività lavorativa svolta esclusivamente per soddisfare le necessità della vita familiare del datore di lavoro. Colf e badanti svolgono la loro attività in un contesto che non è assimilabile a quello di un’impresa organizzata e strutturata. Il loro lavoro risponde alle esigenze tipiche e comuni di ogni famiglia.

Come ribadito dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 585/1987), il rapporto di lavoro domestico ha una natura differente rispetto ad ogni altro rapporto di lavoro. Le peculiarità che lo contraddistinguono giustificano una disciplina speciale, a volte derogatoria rispetto a quella generale. Di conseguenza, è esclusa l’applicabilità dell’art. 4 della legge n 300/1970 (impianti audiovisivi e altri strumenti di controllo) che, insieme agli articoli 2, 3 e 6 costituiscono un corpus normativo tipico di una dimensione “produttivistica” dell’attività di impresa. Di contro, risulta applicabile l’art. 8 relativo al divieto di indagini sui profili del lavoratore non attinenti alle sue attitudini professionali, che trova piena cittadinanza anche nell’ambito del lavoro domestico.

L’esclusione del lavoro domestico dall’applicabilità dell’art. 4 della legge n 300/1970 non sottrae il datore di lavoro di colf e badanti al rispetto della disciplina sul trattamento dei dati personali. Resta fermo, infatti, la tutela del diritto del lavoratore alla riservatezza, garantita dal d.lgs. n.196/2003  che dispone la necessità del consenso preventivo e del connesso obbligo informativo degli interessati.

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