esonero contributivo

Esonero contributivo light per il 2016

La bozza di legge di stabilità 2016  ripropone, seppur in versione light, l’esonero contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato. Esigenze di copertura finanziaria, tuttavia, hanno imposto una rimodulazione dello stesso. Mentre per le assunzioni effettuate nel corso del 2015 l’esonero contributivo si estenderà per 36 mesi, per le assunzioni effettuate nel 2016 l’esonero contributivo limiterà i propri effetti a soli 24 mesi. Come di consueto, l’esonero contributivo riguarderà i soli contributi previdenziali a carico della ditta, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL. Diversamente da quanto accade oggi, tuttavia, l’esonero contributivo sarà limitato al 40% dei contributi previdenziali e, in ogni caso, non potrà superare i 3.250 euro all’anno (con ogni probabilità da riproporzionare per i part-time).

In definitiva, tra le varie ipotesi ventilate nelle scorse settimane, l’esecutivo ha preferito optare per quella meno problematica. Infatti, estendere l’esonero contributivo alle sole imprese del Mezzogiorno avrebbe potuto configurare un’ipotesi di aiuto di stato; estenderlo a tutti, ma con ulteriori e più stringenti requisiti, avrebbe complicato la gestione da parte delle imprese e degli intermediari; non estenderlo affatto avrebbe minacciato di compromettere la (seppur lenta) ripresa dell’occupazione.

In verità, in occasione del Festival del Lavoro svoltosi a Palermo lo scorso giugno ed organizzato – come di consueto – dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, era stata ventilata l’ipotesi di sostituire l’esonero contributivo con un taglio strutturale e generalizzato della percentuale di contribuzione nell’ordine di 3 o 4 punti. Fonti autorevoli chiarirono che l’esonero contributivo era considerato dai tecnici del Governo una misura a carattere straordinario e che occorreva abbandonare la logica delle assunzioni incentivate esclusivamente dalla presenza di benefici contributivi. I timidi segnali di ripresa dell’occupazione avranno suggerito al premier Renzi di cambiare idea e di riproporre l’esonero contributivo, seppur in versione depotenziata.

Il doveroso restyling dell’esonero contributivo potrebbe incentivare un’altra forma di inserimento nel mondo del lavoro: l’apprendistato professionalizzante. Negli ultimi anni, l’unico contratto a carattere formativo previsto dal nostro ordinamento è stato letteralmente cannibalizzato prima dai tirocini/stage (che, è bene ricordarlo, non danno luogo a rapporti di lavoro), successivamente da altre forme contrattuali agevolate che hanno interessato lo stesso target di lavoratori e, infine, da pregiudizi legati alla difficoltà di adempiere agli obblighi formativi.

L’assunzione di un giovane under 30 mediante un contratto di apprendistato professionalizzante risulterà, nel 2016, più conveniente per il datore di lavoro, specie se occupa fino a nove dipendenti. Ricordiamo, infatti, che i datori di lavoro con meno di 10 dipendenti se stipulano contratti di apprendistato nel quinquennio 2012-2016 beneficiano dello sgravio, quasi totale, dei contributi a loro carico. È appena il caso di ricordare che i vantaggi dell’apprendistato non si limitano al solo profilo contributivo, ma si estendono anche a quello normativo ed economico: gli apprendisti non sono conteggiati nell’organico aziendale; la retribuzione prevista durante il periodo formativo (di solito 3 anni) è inferiore rispetto a quella del lavoratore qualificato; al termine del periodo formativo è ammesso il recesso ad nutum; se mantenuto in servizio al termine del periodo formativo, il beneficio contributivo si estende per un ulteriore anno.

Un banale esempio potrà aiutare a comprendere la reale convenienza del nuovo esonero contributivo. Supponiamo che un’impresa metalmeccanica con più di 16 dipendenti, ma meno di 50, decida di inserire un giovane under 30 nell’organico aziendale, inquadrandolo al 5° livello del CCNL metalmeccanica industria. Considerando, per semplicità, la sola retribuzione e i contributi carico ditta, il costo del lavoro, per l’anno 2016, ammonterebbe, senza agevolazioni, a poco più di 31.000 euro. Con l’esonero contributivo previsto dalla bozza di legge di stabilità 2016, lo stesso dipendente avrebbe un costo annuo di poco superiore ai 28.000 euro; con un contratto di apprendistato professionalizzante il costo scenderebbe a poco meno di 24.600; se il datore di lavoro occupasse meno di 10 dipendenti, il costo si attesterebbe su circa 22.500 euro.

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