diritto di precedenza, collaboratori familiari, lavoro familiare

Il lavoro familiare può essere subordinato

La Corte di Cassazione fa chiarezza sul lavoro familiare. Consolidando un orientamento formatosi negli anni, ribadisce la possibilità di instaurare un genuino rapporto di lavoro subordinato tra soggetti legati da un vincolo familiare.

Secondo l’Istituto previdenziale, nei rapporti di lavoro tra familiari, vi è una presunzione di gratuità. In altre parole, le prestazioni svolte dai familiari sono sempre rese per motivi affettivi (benevolentiae vel affectionis causa). Sulla base di questo convincimento, gli ispettori dell’Inps hanno (spesso) disconosciuto rapporti di lavoro per il solo fatto che tra datore di lavoro e lavoratore vi fosse un legame familiare. Anche quando il datore di lavoro è una società.

Alla base di questo convincimento vi è il timore che questi rapporti di lavoro nascano esclusivamente per garantire prestazioni previdenziali e pensionistiche a soggetti che, diversamente, non ne avrebbero diritto.

Tuttavia, nel nostro ordinamento non vi è una norma che vieta esplicitamente i rapporti di lavoro tra familiari. Inoltre, la regola generale prevede l’onerosità della prestazione e non la gratuità.

E’ compito degli ispettori verificare che il rapporto di lavoro tra familiari è svolto a titolo gratuito e/o in assenza di subordinazione.

La sentenza n. 4535/2018  ribadisce questo concetto. Anche parenti strettisimi possono instaurare tra loro un rapporto di lavoro subordinato. L’importante è che via sia:

  • onerosità della prestazione;
  • presenza costante sul luogo di lavoro da parte del lavoratore;
  • osservanza di un orario di lavoro;
  • corresponsione di un compenso a scadenze fisse;
  • il programmatico valersi da parte del titolare della prestazione lavorativa del familiare.

La presunzione di gratuità del lavoro familiare può essere superata

fornendo la prova dell’esistenza del vincolo di subordinazione apprezzabile in riferimento alla qualità e quantità delle prestazioni svolte ed alla presenza di direttive, controlli ed indicazioni da parte del datore di lavoro (Cassazione Civile sez. lavoro n. 12433/2015).

non potendosi escludere che le prestazioni svolte possano trovare titolo in un rapporto di lavoro subordinato, del quale deve essere fornita la prova (Cassazione Civile sez. lavoro n. 5632/2006).

 

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