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La nuova vita del lavoro occasionale

Lavoro occasionale con due discipline: una per i privati, l’altra per le imprese con non più di 5 lavoratori a tempo indeterminato. 5.000 euro il compenso massimo che il lavoratore può ricevere in un anno.

Il lavoro occasionale si ripresenta in una veste completamente rinnovata. Il nuovo campo di applicazione è ristretto a due tipologie di committenti:

  1. le persone fisiche non nell’esercizio dell’attività di impresa o professionale;
  2. i datori di lavoro che hanno alle loro dipendenze non più di 5 lavoratori a tempo indeterminato, ma solo se l’utilizzatore non ha avuto, con lo stesso soggetto, un rapporto di lavoro subordinato o di co.co.co negli ultimi sei mesi.

Restano in ogni caso escluse le imprese edili o affini, quelle esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo nonché le imprese del settore miniere, cave e torbiere. Le imprese del settore agricolo possono far ricorso al lavoro occasionale solo se il lavoratore è un pensionato, uno studente under 25, un disoccupato ovvero un percettore di prestazioni a sostegno del reddito. Non è possibile utilizzare il lavoro occasionale nell’ambito di appalti di opere o servizi.

Le regole generali

Ciascun lavoratore, con riferimento alla totalità dei committenti e all’anno civile, non può ricevere compensi superiori a 5mila euro.

Al tempo stesso, ciascun lavoratore, non può ricevere dallo stesso committente e nell’anno civile, compensi superiori a 2.500 euro. Fermo restando quest’ultimo limite, la prestazione nei confronti dello stesso committente non può eccedere le 280 ore nell’anno civile. Il superamento di uno di questi due limiti determina la trasformazione a tempo pieno e indeterminato del rapporto di lavoro.

Ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei lavoratori e all’anno civile, non può corrispondere compensi superiori a 5mila euro.

Se il lavoratore è un pensionato, uno studente under 25, un disoccupato ovvero un percettore di prestazioni a sostegno del reddito, ai fini dei limiti reddituali esposti, i compensi sono conteggiati al 75%.

Tanto l’utilizzatore, quanto il prestatore sono tenuti a registrarsi, anche tramite un consulente del lavoro, ad un’apposita piattaforma informatica gestita dall’INPS.

L’Istituto previdenziale provvede a liquidare i compensi dovuti entro il 15 del mese successivo la prestazione, mediante accredito su c/c bancario del lavoratore oppure, in mancanza, tramite bonifico bancario domiciliato. I compensi percepiti sono esenti da imposizione fiscale, non incidono sullo stato di disoccupazione e sono utili al rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno.

Il libretto famiglia per i privati

I privati, attraverso il sito INPS ovvero presso gli uffici postali, possono acquistare un libretto nominativo prepagato chiamato “Libretto Famiglia” per pagare le prestazioni di uno o più lavoratori nell’ambito di questi settori:

  1. piccoli lavori domestici, inclusi i lavori di giardinaggio, di pulizia e di manutenzione;
  2. servizio baby sitting e servizio di assistenza agli anziani, ammalati e disabili;
  3. insegnamento privato supplementare;

Per ogni ora di lavoro, il compenso nominale non può essere inferiore a 10 euro (al momento non è chiaro se al netto o a lordo dei 2 euro di contributi INPS/INAIL e oneri gestionali). La comunicazione all’INPS deve essere effettuata entro il terzo giorno del mese successivo a quello di riferimento, indicando i dati identificativi del lavoratore, la data, il luogo e la durata della prestazione.

La disciplina per i datori di lavori

Il compenso minimo orario non può essere inferiore a 9 euro, a cui vanno aggiunti il 33% di contributi per la gestione separata INPS e il 3,5% per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Per i datori di lavoro agricoli il compenso orario è quello previsto dal CCNL.

Almeno un’ora prima della prestazione, l’utilizzatore è tenuto a comunicare, tramite la piattaforma INPS, i dati anagrafici del lavoratore, il luogo di svolgimento della prestazione, l’oggetto della prestazione, la data, l’ora di inizio e fine prestazione nonché il compenso pattuito. Quest’ultimo non può essere inferiore a 36 euro, corrispondenti a 4 ore di prestazione lavorativa.

In attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge, occorrerà comunque attendere le istruzioni operative dell’INPS e i primi chiarimenti interpretativi del Ministero del lavoro, prima di considerare pienamente operativa la nuova disciplina.

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