festività infrasettimanali

Lavoro durante le festività infrasettimanali

Nessuna prestazione lavorativa può essere richiesta ad un lavoratore in occasione di festività infrasettimanali, se non previo accordo tra le parti. Qualsiasi diversa disposizione da parte del CCNL è nulla. È questa la conclusione a cui sono giunti gli ermellini nella sentenza n. 16592 del 7 agosto 2015. Il caso trae origine da un ricorso al giudice del lavoro presentato da una lavoratrice addetta alle vendite in un negozio di abbigliamento, la quale si rifiutò di prestare servizio durante la festività infrasettimanale del 6 gennaio 2004, con conseguente applicazione, da parte del datore di lavoro, della sanzione disciplinare della multa.

Tanto il giudice di primo grado, quanto quello di appello, accolgono la domanda presentata dalla lavoratrice, dichiarando l’illegittimità del provvedimento disciplinare. Il datore di lavoro, ricorre in Cassazione, ma anche i giudici della Suprema Corte dichiarano infondate le ragioni addotte.

Secondo la Cassazione, il lavoratore ha un diritto soggettivo ad astenersi dal lavoro in occasione delle festività infrasettimanali celebrative di ricorrenze civili e religiose, superabile esclusivamente con un accordo tra le parti. Il datore di lavoro non può appellarsi alle esigenze aziendali e il CCNL non può disporre diversamente perchè trattasi di un diritto non disponibile per le organizzazioni sindacali. L’unica eccezione, esplicitamente prevista dal Legislatore, riguarda il personale di qualsiasi categoria alle dipendenze delle istituzioni sanitarie pubbliche e private. La festività infrasettimanale, aggiunge la Suprema Corte, non è assimilabile al riposo settimanale. Di conseguenza, non è applicabile la relativa disciplina che prevede eccezioni al divieto di svolgimento dell’attività lavorativa. Anche la disciplina contenuta nel d.lgs. n. 66/2003, attuativo delle direttive comunitarie in materia di orario di lavoro, nulla aggiunge alla specifica normativa sulle festività infrasettimanali, perchè si riferisce espressamente al riposo settimanale ed alla possibilità che siffatto riposo possa essere goduto in un giorno diverso dalla domenica.

Il principio, già ribadito dalla Suprema Corte in altre pronunce, potrebbe avere forti ripercussioni nell’organizzazione del lavoro in tutti quei settori dove l’attività lavorativa si svolge senza alcuna interruzione (ad esempio, negli esercizi commerciali). Ciò che stupisce maggiormente, è la fermezza con la quale la sentenza sottrae la materia alla disponibilità delle parti sociali, soprattutto in un contesto di progressiva liberalizzazione degli orari di apertura di molte attività.

Alla luce di quanto esposto, appare evidente l’importanza di raggiungere un accordo, possibilmente scritto, con il lavoratore. Non è pacifico se questo accordo sia necessario per ogni singola festività infrasettimanale ovvero sia possibile stipulare un unico accordo che copra un orizzonte temporale più lungo.

Per concludere, si riportano quelle che – attualmente, sulla base delle modifiche apportate nel tempo – sono considerate festività infrasettimanali celebrative di ricorrenze civili e religiose (art. 2, L. n. 260 del 27/05/49 ):

  • 1° gennaio;
  • 6 gennaio;
  • 25 aprile;
  • lunedì di Pasqua;
  • 1° maggio;
  • Santi Pietro e Paolo (solo a Roma);
  • 2 giugno;
  • 1° novembre;
  • 8 dicembre;
  • 25 dicembre;
  • 26 dicembre.

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