lavoro festivo

Lavoro festivo? Il diritto ad astenersi dall’attività lavorativa è pieno

Se il lavoratore si rifiuta di svolgere lavoro festivo, la trattenuta sulla retribuzione è illegittima, anche se prevista dal CCNL

E’ questa la conclusione cui giunge la Corte di Cassazione in una recente sentenza sul lavoro festivo . Ad un gruppo di lavoratori metalmeccanici era stato chiesto di svolgere lavoro festivo nella giornata dell’8 dicembre. A seguito del rifiuto, la ditta aveva provveduto ad effettuare una trattenuta sulla retribuzione mensile. Il datore di lavoro aveva motivato il proprio operato sulla base di una disposizione contenuta nel contratto. Secondo il CCNL “… nessun lavoratore può rifiutarsi, salvo giustificato motivo, di compiere lavoro straordinario, notturno e festivo”. Nel caso di specie, secondo il datore di lavoro, si trattava di un rifiuto indebito.

Già il giudice di appello aveva respinto le doglianze del datore di lavoro. Per la cassazione di tale decisione, il datore di lavoro propone ricorso alla Suprema Corte perché la “la giurisprudenza di legittimità non aveva adeguatamente valutato il caso del lavoratore che non presta la propria attività lavorativa per sua espressa volontà, per giunta contraria alle previsioni della contrattazione collettiva”.

La Corte di Cassazione respinge il ricorso. La giornata dell’8 dicembre rientra tra le festività per le quali spetta il diritto ad astenersi dal lavoro. Solo in caso di svolgimento della prestazione, il lavoratore ha diritto ad un compenso aggiuntivo. Tale disposizione non può essere modificata in senso peggiorativo dalla contrattazione collettiva.

Il diritto del lavoratore di astenersi dall’attività lavorativa in caso di festività è pieno ed ha carattere generale. Non rilevano le ragioni che hanno determinato l’assenza di prestazione, peraltro stabilita per legge. Il trattamento economico ordinario deriva direttamente dalla legge. Su questo piano, nessun rilievo hanno le disposizioni contrattuali. Al più, secondo la Corte, il rifiuto dei lavoratori avrebbe potuto legittimare il datore di lavoro ad avviare, in base alle disposizioni del CCNL, un’azione disciplinare.

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