lavoro intermittente

E’ l’ora del lavoro intermittente

Dopo l’abolizione dei voucher, il lavoro intermittente torna alla ribalta come strumento per soddisfare le esigenze di flessibilità delle imprese. Per favorirne la diffusione occorre rivedere i requisiti di accesso.

Il contratto di lavoro intermittente (detto anche lavoro a chiamata o job on call) è il contratto, anche a tempo determinato, mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi. In mancanza di una disciplina contrattuale, i casi di utilizzo del lavoro intermittente sono quelli individuati nella tabella allegata al Regio Decreto 06/12/1923 n° 2657 .

Il contratto di lavoro intermittente può in ogni caso essere concluso con soggetti con più di 55 anni o con meno di 24 anni di età, purché le prestazioni lavorative siano svolte entro il compimento del venticinquesimo anno.

Fatta eccezione per i settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo, ciascun lavoratore intermittente, nei confronti del medesimo datore di lavoro, non potrà svolgere più di 400 giornate di effettivo lavoro nell’arco di tre anni solari. In caso di superamento del predetto limite, scatta la trasformazione a tempo pieno e indeterminato del rapporto di lavoro.

Nei periodi in cui non ne viene utilizzata la prestazione, il lavoratore intermittente non matura alcun trattamento economico e normativo, salvo che abbia garantito al datore di lavoro la propria disponibilità a rispondere alle chiamate, nel qual caso gli spetta l’indennità di disponibilità.

Forma e divieti

Il contratto deve essere stipulato in forma scritta ai fini della prova e contenere alcune elementi essenziali (art. 15 del d.lgs. n. 81/2015 ).

Non è possibile ricorrere al lavoro intermittente:

  • per sostituire lavoratori in sciopero;
  • nelle unità produttive nelle quali si è proceduto, nei sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi che hanno riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro intermittente;
  • presso unità produttive nelle quali sono operanti una sospensione del lavoro o una riduzione dell’orario in regime di cassa integrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro intermittente;
  • ai datori di lavoro che non hanno effettuato la valutazione dei rischi (DVR).

Comunicazione anticipata all’ITL

Prima dell’inizio della prestazione lavorativa o di un ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a 30 giorni, il datore di lavoro è tenuto a darne comunicazione all’Ispettorato territoriale del lavoro mediante mail, app per smartphone/tablet o tramite i servizi telematici del sito cliclavoro . L’inosservanza comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da 400 a 2.400 euro per ciascun lavoratore. Per i lavoratori intermittenti dello spettacolo, l’adempimento si considera assolto con la richiesta del certificato di agibilità.

Site Footer