lavoro intermittente

Lavoro intermittente e attività artigiane: chiarimenti dal Ministero

Le imprese artigiane alimentari non sempre rientrano nella nozione di esercizi pubblici in genere. In tal caso, si restringe l’accesso al lavoro intermittente

Ridotto l’accesso al lavoro intermittente per le imprese artigiane alimentari. Le attività di ristorazione senza somministrazione non possono essere assimilate a quelle degli esercizi pubblici in genere. A specificarlo è il Ministero del lavoro rispondendo ad un interpello proposto dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro .

Per capire la portata del chiarimento è opportuno fare un passo indietro.

Il lavoro intermittente è una forma flessibile di lavoro . La prestazione è discontinua e subordinata alla chiamata del datore di lavoro. E’ possibile ricorrere al lavoro intermittente in due ipotesi:

  1. per svolgere attività discontinue così come individuate dai contratti collettivi;
  2. con soggetti di età superiore a 55 anni oppure con meno di 24 anni. In quest’ultimo caso, la prestazione deve interrompersi al compimento del 25 anno di età.

Se i contratti collettivi non individuano le attività discontinue è possibile fare riferimeno alla tabella allegata al Regio Decreto n. 2657 del 1923 . In particolare, al punto n. 5, vengono individuate le prestazioni svolte da:

camerieri, personale di servizio e di cucina negli alberghi, trattorie, esercizi pubblici in genere, carrozze letto, carrozze ristoranti e piroscafi, a meno che nelle particolarità del caso, a giudizio dell’Ispettorato dell’industria e del lavoro, manchino gli estremi di cui all’art. 6 del regolamento 10 settembre 1923, n. 1955.

Secondo il Ministero, il tenore letterale non consente di estendere la nozione di “esercizi pubblici in genere” anche alle imprese artigiane alimentari non operanti nel settore dei pubblici esercizi.

Non è solo una questione di codice ATECO

A sostegno di questa tesi il Ministero richiama un precedente interpello (n. 26/2014 ), sempre relativo al lavoro intermittente. In quel caso i tecnici del dicastero furono chiamati ad esprimersi riguardo la deroga al limite delle 400 giornate prevista per i datori di lavoro che operano nel settore dei pubblici esercizi, turismo e spettacolo.

Questa deroga, come chiarito dall’interpello, è rivolta sia ai datori di lavoro iscritti alla Camera di commercio con il codice attività ATECO 2007 corrispondente ai citati settori produttivi, sia ai datori di lavoro che, pur non rientrando nel Codice ATECO dei settori in questione, svolgano attività proprie del turismo, pubblici esercizi e spettacolo applicando i relativi contratti collettivi.

In conclusione, le imprese alimentari artigiane possono stipulare contratti di lavoro intermittente ai sensi del punto 5 della tabella allegata al Regio Decreto n. 2657/1923 solo se operano nel settore dei “pubblici esercizi in genere”, tenuto anche conto dei criteri di individuazione già richiamati nel citato interpello n. 26 del 2014.

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