conservazione dello stato di disoccupazione, lavoro occasionale, decreto dignità

Lavoro occasionale: cosa non ci convince

Dal sistema di alimentazione del portafoglio elettronico al calcolo della media occupazionale. Ecco cosa non ci convince del lavoro occasionale.

Dal 10 luglio è operativa la piattaforma INPS per la gestione del lavoro occasionale (da non confondere con il lavoro autonomo occasionale) . Con la circolare n. 107 del 5 luglio scorso  l’Istituto previdenziale ha fornito i chiarimenti necessari per una piena operatività sia del libretto famiglia che del contratto di prestazione occasionale. Tuttavia, non mancano alcune criticità.

La registrazione

Tanto l’utilizzatore, quanto il prestatore devono registrarsi sull’apposita piattaforma INPS. Possono farlo autonomamente, tramite contact center ovvero tramite un intermediario di cui alla legge n. 12 del 1979 (es. consulente del lavoro). I patronati possono registrare solo il prestatore di lavoro e svolgere gli adempimenti connessi al libretto famiglia, ma non quelli relativi al contratto di prestazione occasionale. In ogni caso, per registrarsi occorre essere muniti di PIN INPS, SPID o CNS. Per chi non ne fosse provvisto, i tempi di registrazione, inevitabilmente, si allungano. I vecchi voucher erano più immediati perché non richiedevano la registrazione del prestatore, ma solo quella dell’utilizzatore.

Il portafoglio elettronico

Prima di accedere al lavoro occasionale, l’utilizzatore deve alimentare il proprio portafoglio elettronico tramite versamenti preventivi effettuati con F24 ELIDE (acronimo di “elementi identificativi”). Questo particolare tipo di F24 non è sempre disponibile tra i servizi di home banking, specie se il rapporto di conto corrente è intrattenuto con una delle tante banche on-line oggi disponibili. In alternativa, è possibile utilizzare i sistemi di pagamento elettronico con addebito su c/c o carta di credito/debito gestiti tramite il sistema “pagoPA”. L’INPS chiarisce che, a seconda della forma di pagamento utilizzata, le somme sono utilizzabili per remunerare le prestazioni e pagare i contributi entro 7 giorni dal versamento. Tempi non paragonabili a quelli dei vecchi voucher acquistati al tabacchino.

La forza aziendale

Il contratto di prestazione occasionale può essere utilizzato solo dai datori di lavoro che occupano non più di 5 lavoratori subordinati a tempo indeterminato. E’ sufficiente sforare di 0,1 per essere tagliati fuori. L’Istituto previdenziale dichiara di includere nel conteggio anche gli apprendisti, ma di norma questi lavoratori sono esclusi dall’organico aziendale, salvo diversa ed esplicita indicazione da parte del legislatore.

Per ragioni di praticità l’INPS calcola la media occupazionale facendo riferimento al semestre che va dall’ottavo al terzo mese antecedente la data di svolgimento della prestazione occasionale. In verità, la norma di riferimento, l’art. 54 bis, comma 14, lettera a) del DL n. 50/2014 , non dice nulla al riguardo.

Il compenso minimo

Se l’utilizzatore è un soggetto IVA, il compenso minimo non può essere inferiore a 36 euro e quindi a 4 ore di lavoro (4 h x € 9 = 36 euro). La previsione lascia perplessi perché non sembra in linea con il principio della proporzionalità della retribuzione sancito dall’art. 36 della Costituzione. Inoltre, si genera una disparità di trattamento nei confronti di un lavoratore part-time che effettua una prestazione di lavoro giornaliera inferiore a 4 ore.

La revoca della comunicazione

Nell’ambito del contratto di prestazione occasionale, l’utilizzatore può revocare la comunicazione entro le 24 del terzo giorno successivo a quello originariamente previsto per lo svolgimento della prestazione occasionale. Il lavoratore ne riceve notizia tramite mail/sms, ma può bloccare la revoca confermando la prestazione. A quel punto la dichiarazione del lavoratore, secondo le istruzioni INPS, prevale su quella dell’utilizzatore. C’è il rischio che un lavoratore in mala fede possa confermare una prestazione mai svolta.

Il superamento dei limiti

Il superamento del limite di importo (€ 2.500) o di durata (280 ore) trasforma il rapporto di lavoro occasionale in un contratto a tempo indeterminato e a tempo pieno. Questa previsione (art. 54 bis, comma 20), in assenza di una esplicita esclusione, è applicabile anche alle persone fisiche, ma con evidenti difficoltà pratiche.

L’introduzione di un limite di durata (280 ore) appare ridondante. Infatti, il limite economico (€ 2.500,00) è sostanzialmente equivalente a quello di durata per quanto riguarda l’utilizzatore impresa o professionista (€ 9,00 x 280 ore = € 2.520,00). Nel caso dei privati, invece, risulta essere leggermente penalizzante (€ 8,00 x 280 ore = € 2.240,00).

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