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Licenziamento del dipendente violento: illegittimo se non si prova la responsabilità del litigio

Il licenziamento del dipendente rissoso è legittimo solo se è possibile provare con certezza che sia stato lui a passare per primo alle vie di fatto.

A sostenerlo è una recente sentenza della sezione lavoro della corte di Cassazione (n. 8710/2017 ). Il caso di specie si riferisce ad un dipendente di un supermercato licenziato per giusta causa per aver avuto un alterco con un collega, sfociato – subito dopo – in un litigio violento.

Già la Corte di Appello di Firenze aveva accolto il ricorso del dipendente licenziato sul presupposto che mancassero elementi certi sia per individuare il responsabile del litigio che per accertare l’autore dello sbocco violento. Per tale motivo, i giudici di merito avevano considerato la sanzione espulsiva sproporzionata rispetto ai fatti contestati.

Il datore di lavoro, convinto della legittimità della sua condotta, ha presentato ricorso in Cassazione. Gli Ermellini, tuttavia, hanno giudicato infondati tutti i motivi del ricorso e hanno confermato la sentenza di merito, dichiarando illegittimo il licenziamento.

Secondo la Cassazione, il datore di lavoro si era limitato ad accertare il “consensuale passaggio alle vie di fatto” dei due dipendenti coinvolti, ma non aveva fornito elementi certi per attribuire a quello licenziato sia la responsabilità del litigio, quanto il passaggio alle vie di fatto.

Per tale motivo, bene ha fatto la Corte di Appello a considerare sproporzionato il licenziamento, dichiarando insussistente la giusta causa del recesso. La sanzione espulsiva è illegittima quando non è dimostrato che l’incolpato abbia dato corso alla lite o tenuto un atteggiamento intimidatorio prima dell’alterco.

La Cassazione nel respingere il ricorso ha condannato il datore di lavoro a pagare le spese del giudizio di legittimità liquidati in complessivi 5.000 euro. Inoltre, ha ritenuto sussistenti i presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

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