Omesso versamento delle ritenute previdenziali

Licenziamento per superamento del comporto: criteri di calcolo

Quando la disciplina collettiva non specifica diversamente, il criterio di calcolo del periodo di comporto deve avvenire secondo il calendario comune.

Il lavoratore in malattia ha diritto alla conservazione del posto di lavoro per un periodo di tempo definito dal CCNL. Questo periodo di tempo è noto come comporto. Se l’evento morboso si protrae oltre il periodo di comporto, il datore di lavoro è legittimato ad interrompere il rapporto di lavoro.

Quando il CCNL non stabilisce un criterio specifico di calcolo del comporto, occorre riferirsi al calendario comune. A stabilirlo è la Corte di Cassazione con la sentenza n. 9751/2019.

Il caso specifico riguardava una lavoratrice licenziata per superamento del comporto prolungato pari a 18 mesi per il CCNL metalmeccanica Confapi del 2013. Il datore di lavoro aveva convertito i mesi in giorni dividendo i giorni dell’anno (365) per i mesi dell’anno (12) e moltiplicando il risultato per 18. Risultato: 547 giorni di comporto.

La lavoratrice, invece, sosteneva che il calcolo corretto, in assenza di una specifica previsione contrattuale, fosse quello ottenuto moltiplicando i giorni convenzionali di un mese (30) per 18 mesi. Risultato: 545 giorni, due in meno rispetto a quelli conteggiati dal datore di lavoro.

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, ha annullato la sentenza di merito con rinvio alla Corte di Appello, in diversa composizione, per un nuovo giudizio.

In tema di licenziamento per superamento del periodo di comporto, ove la disciplina contrattuale non contenga esplicite previsioni di diverso tenore, il computo del termine di legge deve avvenire secondo l’effettiva consistenza che i mesi hanno in base al calendario comune (criterio ex nominatione dierum) e non già assumendo una durata convenzionale fissa costituita da un predeterminato numero di giorni determinato in mesi (criterio ex numerazione dierum).

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