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Malattia: l’assenza dall’abitazione non legittima sempre il licenziamento

E’ illegittimo il licenziamento del lavoratore sorpreso fuori casa durante un periodo di malattia se la condotta non determina un allungamento dei tempi di guarigione.

A stabilirlo è una recente sentenza della Corte di Cassazione chiamata a valutare la legittimità di un licenziamento disciplinare di un lavoratore al rientro da un periodo di malattia. Il caso specifico riguardava un lavoratore assente dal lavoro per una lombosciatalgia. Secondo il certificato medico, il lavoratore lamentava forti dolori alla schiena e al piede. Il datore di lavoro, affidandosi ad una agenzia investigativa, aveva riscontrato che – durante i due mesi di malattia – il lavoratore si era allontanato tre volte dalla sua abitazione, a volte utilizzando l’auto, altre volte a bordo di un motoveicolo.

La Corte di Appello aveva ritenuto illegittimo il licenziamento sulla base di diverse considerazioni:

  • le assenze dall’abitazione si erano verificate solo negli ultimi tre giorni di malattia;
  • in occasione di altri sei controlli il lavoratore era sempre stato trovato a casa;
  • al termine del periodo di prognosi, il lavoratore aveva regolarmente ripreso servizio;
  • la lettera di licenziamento alludeva ad una malattia fittizia, a sostegno della quale il datore di lavoro non aveva presentato alcun elemento di riscontro.

La sentenza della Suprema Corte

Gli ermellini hanno respinto il ricorso del datore di lavoro dichiarando che l’allontanamento dalla propria abitazione, senza svolgere un’ulteriore attività lavorativa, non è idonea di per sé a configurare un inadempimento ai danni dell’interesse del datore di lavoro.

La condotta del lavoratore – oltre a dar luogo alla perdita del trattamento economico per violazione dell’obbligo di reperibilità durante le c.d. fasce orarie – può (non necessariamente deve) configurare un inadempimento sanzionabile (nel rispetto delle regole del contraddittorio poste dall’art. 7 Stat. Lav.) ove si configuri anche la violazione di obblighi derivanti dal contratto di lavoro.

In conclusione, l’assenza del lavoratore dalla propria abitazione, pur potendo configurare una violazione dell’obbligo di reperibilità, non legittima di per sé il licenziamentoIl recesso datoriale è giustificato solo quando il datore di lavoro dimostra che l’attività extralavorativa svolta dal lavoratore impedisce la guarigione o la ritarda.

Sulla liceità dell’attività investigativa del datore di lavoro riguardo lo stato di malattia del lavoratore, si segnala questo articolo 

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