Reddito di cittadinanza: commette reato chi lavora in nero

Sanzioni aumentate del venti per cento per chi impiega “in nero” lavoratori beneficiari del reddito di cittadinanza.

Con la nota 7964/2019 l’Ispettorato Nazionale del Lavoro chiarisce l’applicazione dell’aggravante sanzionatoria di cui all’art. 3, comma 3 quater, D.L. n. 12/2002, prevista per chi impiega in nero lavoratori beneficiari del RDC.

Per una corretta comprensione della nota si riporta l’art. 3, comma 3 quater, D.L. n. 12/2002:

Le sanzioni sono aumentate del venti per cento in caso di impiego di lavoratori stranieri ai sensi dell’articolo 22, comma 12, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, o di minori in eta’ non lavorativa o di lavoratori beneficiari del Reddito di cittadinanza di cui al decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4.

Ecco il testo integrale della nota:

Pervengono allo scrivente Ufficio richieste di chiarimenti in ordine all’applicazione dell’aggravante sanzionatoria di cui all’art. 3, comma 3 quater, D.L. n. 12/2002, prevista anche nelle ipotesi di impiego di lavoratori beneficiari del RDC, ai sensi dell’art. 7, comma 15 bis, del D.L. n. 4/2019.

Al riguardo, fermo restando quanto già chiarito con circolare INL n. 8/2019, si espongono le considerazioni che seguono, condivise con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

La suddetta aggravante trova applicazione non solo nell’ipotesi in cui il lavoratore “in nero” sia l’effettivo richiedente del reddito, ma anche qualora lo stesso, pur non essendo il diretto richiedente, appartenga comunque al nucleo familiare che, per definizione contenuta nell’art. 2, comma 1, del D.L. n. 4/2019, risulta destinatario del beneficio.

Con l’occasione si ritiene altresì utile specificare, in relazione alle fattispecie di reato di cui ai commi 1 e 2 dell’art. 7 quanto segue.

In particolare, l’ipotesi di reato di cui al citato comma 1 fa riferimento ai casi in cui il richiedente abbia fornito informazioni non vere all’atto della presentazione della domanda e non abbia integrato, entro trenta giorni dalla stessa, le informazioni rese tramite il modello Rdc – Com ridotto (v. https://www.redditodicittadinanza.gov.it/schede/richiedi).

In tal caso quindi rileva, ai fini della configurabilità del reato, l’attività lavorativa “in nero” svolta prima della presentazione della domanda di RDC da parte di uno dei componenti del nucleo e in ragione della quale sia stato percepito reddito non comunicato all’INPS attraverso il modello RDC – Com ridotto.

L’omissione di tale informazione integra la fattispecie di reato di cui al comma 1 a carico del richiedente anche laddove non coincida con il lavoratore “in nero”.

Per la fattispecie di cui al comma 2 dell’art. 7, la cui condotta è imputabile al lavoratore, rileva l’attività lavorativa “in nero” iniziata dopo la presentazione della domanda di reddito ove la stessa non sia stata integrata con le informazioni relative ai compensi percepiti con il modello RDC Com esteso (https://www.redditodicittadinanza.gov.it/schede/richiedi), informazioni da rendersi, ai sensi dell’art. 3, comma 8, del citato D.L. n. 4/2019, a cura del lavoratore che percepisce reddito da tale attività e che appartenga ad un nucleo familiare beneficiario di RDC.

In tal caso, quindi, la comunicazione di reato andrà fatta a carico del lavoratore “in nero”.

Non appare rilevante, invece, ai fini della configurabilità dei reati in questione, la materiale percezione delle somme riconosciute a titolo di RDC, né da parte del nucleo generalmente inteso né da parte del soggetto responsabile delle condotte illecite; ciò in quanto le fattispecie sembrano integrare ipotesi di reato di pericolo.

In ogni caso si invitano gli Uffici a voler confrontarsi con le competenti Procure della Repubblica per recepire eventuali difformi orientamenti dandone altresì comunicazione alla Scrivente per il tramite degli Ispettorati interregionali di riferimento.

La suddetta aggravante trova applicazione non solo nell’ipotesi in cui il lavoratore “in nero” sia l’effettivo richiedente del reddito, ma anche qualora lo stesso, pur non essendo il diretto richiedente, appartenga comunque al nucleo familiare che, per definizione contenuta nell’art. 2, comma 1, del D.L. n. 4/2019, risulta destinatario del beneficio.

Site Footer