Reddito di cittadinanza: sanzioni pesanti per i furbetti

Commette reato chi lavora in nero e percepisce il reddito di cittadinanza.

Il reddito di cittadinanza non è incompatibile con lo svolgimento di attività lavorativa da parte di uno o più componenti del nucleo familiare, fermi restando i requisiti reddituali e patrimoniali previsti. Tuttavia, il legislatore pone l’obbligo di comunicare, entro 30 giorni, le variazioni inerenti la situazione occupazionale e patrimoniale del nucleo familiare o le modifiche nella sua composizione.

L’Ispettorato nazionale del lavoro è impegnato nelle attività di controllo successive alla concessione del reddito di cittadinanza, con particolare riferimento all’accertamento dello svolgimento di prestazioni di lavoro “in nero” da parte dei soggetti appartenenti ad un nucleo familiare beneficiario del reddito di cittadinanza.

Al riguardo possono configurarsi due fattispecie di reato.

La prima, si configura in fase di presentazione della domanda di Rdc se il soggetto al fine di ottenere indebitamente il beneficio rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute.

La seconda, invece, si configura in caso di omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio.

Oltre il reato, scatta la decadenza quando uno dei componenti il nucleo familiare: “viene trovato, nel corso delle attività ispettive svolte dalle competenti autorità, intento a svolgere attività di lavoro dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa in assenza delle comunicazioni obbligatorie”.

Parimenti, è disposta la decadenza nell’ipotesi in cui non sia stato comunicato, nel termine di trenta giorni, l’inizio dell’attività di impresa o di lavoro autonomo.

Il datore di lavoro che impiega “in nero” un soggeto percettore di reddito di cittadinanza è soggetto alla maxisanzione per lavoro sommerso maggiorata del 20%.

Fonte: Ispettorato Nazionale del Lavoro (circolare n. 8/2019)

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