tirocini

Tirocini formativi e di orientamento: indicazioni per il personale ispettivo

L’Ispettorato nazionale del lavoro ha fornito al personale ispettivo le indicazioni operative per un corretto inquadramento dei tirocini extracurricolari.

Fari puntati sui tirocini extracurriculari. La Commissione Centrale di coordinamento dell’attività di vigilanza ha inserito i tirocini tra gli ambiti principali di intervento per l’attività di vigilanza dell’Ispettorato nazionale del lavoro per l’anno 2018.

L’obiettivo è quello di individuare fenomeni di elusione ed abuso. In particolare, il ricorso sistematico ai tirocini o l’attivazione di un numero di tirocini particolarmente elevato rispetto all’organico aziendale.

I tirocini, è bene ricordarlo, non sono rapporti di lavoro subordinato. Secondo la definizione europea sono:

un periodo di pratica lavorativa di durata limitata, retribuita o no, con una componente di apprendimento e formazione, il cui obiettivo è l’acquisizione di un’esperienza pratica e professionale finalizzata a migliorare l’occupabilità e facilitare la transizione verso un’occupazione regolare.

Il 25 maggio 2017 la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ha approvato le nuove linee guida in materia di tirocini. Va ricordato, infatti, che le regioni hanno una competenza esclusiva in materia.

Ad oggi non tutte le regioni hanno recepito le nuove linee guida. La Campania, ad esempio, si è adeguata solo di recente .

I criteri di valutazione

Gli ispettori del lavoro sono chiamati a valutare, complessivamente, le modalità di svolgimento dei tirocini in modo da verificare che l’attività svolta dal tirocinante sia funzionale all’apprendimento e non all’esercizio di una mera prestazione lavorativa.

Il rispetto della normativa regionale è fondamentale. La violazione delle disposizioni regionali, fermo restando l’accertamento della reale natura del rapporto intercorso tra le parti, potrà comportare la trasformazione in un ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

I casi più frequenti riguardano:

  • tirocini attivati per svolgere attività elementari e ripetitive;
  • attivazione di un tirocinio con soggetti non rientranti nelle casistiche regionali;
  • tirocini di durata inferiore al limite minimo previsto dalla legge regionale;
  • tirocinio attivato per sostiturire un lavoratore assente per malattia, maternità, ferie o per far fronte a picchi di attività;
  • tirocini attivati con chi ha avuto un rapporto di lavoro subordinato o di co.co.co con il soggetto ospitante negli ultimi due anni;
  • tirocini attivati in eccedenza rispetto al numero massimo consentito;
  • difformità tra quanto previsto nel piano formativo individuale e quanto effettivamente svolto dal tirocinante.

Anche in assenza di violazioni specifiche della normativa regionale, particolare valore assumerà l’assoggettamento del tirocinante alle stesse regole vigenti per il personale dipendente. Ad esempio, l’inserimento del tirocinante nei regolari turni di lavoro oppure l’imposizione di standard di rendimento.

Per alcune violazioni insanabili, le nuove linee guida prevedono l’intimazione alla cessazione del tirocinio, pena l’interdizione per il soggetto promotore/ospitante di attivarne altri nei successivi 12/18 mesi. E’ il caso di chi attiva un tirocinio in numero superiore a quello consentito o per una una durata superiore a quella prevista.

Quando la violazione è sanabile, invece, è possibile emettere un invito a regolarizzare. Ad esempio, se si riscontrano inadempienze rispetto al piano formativo, ma la durata residua consente di ripristinare le condizioni prefissate.

Permangono le sanzioni amministrative per chi non effettua la comunicazione preventiva obbligatoria al Centro per l’impiego o per chi non corrisponde l’indennità di partecipazione indicata nel piano formativo.

Fonte: circolare INL n 8 del 18/04/2018 

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