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L’aspettativa non retribuita esclude la contribuzione?

Se la richiesta di aspettativa non retribuita perviene dal datore di lavoro la contribuzione è sempre dovuta. Se perviene dal lavoratore non è dovuta, salvo che l’organo ispettivo non dichiari la richiesta come indotta dal datore di lavoro.

Il quesito è stato posto alla Direzione Centrale INPS nel corso di un recente tavolo tecnico con i rappresentanti del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro. Secondo l’Istituto Previdenziale occorre distinguere due diverse fattispecie:

  1. se l’aspettativa non retribuita (o il permesso non retribuito) viene richiesta al lavoratore dal datore di lavoro;
  2. se la richiesta, debitamente motivata e documentata, perviene per iscritto dal lavoratore;

Nel primo caso la contribuzione è sempre dovuta. In caso di accesso ispettivo, scatterebbe anche la diffida accertativa per la parte retributiva;

Nel secondo caso, in linea di massima, la contribuzione non è dovuta.

Tuttavia occorre prestare molta attenzione ad una serie di parametri che potrebbero insinuare dubbi nell’organo di controllo. Il riferimento va innanzitutto ai residui di ferie e permessi, al numero eccessivo di richieste rispetto all’organico aziendale, alle richieste provenienti da lavoratori in forza presso datori di lavoro di piccolissime dimensioni, ecc.

Gli organi di controllo potranno verificare, inoltre, l‘andamento del fatturato e in generale i parametri aziendali nel periodo precedente la richiesta di aspettativa. Infatti, se la richiesta coincide con un calo di fatturato, potrebbe essere considerata come indotta e non genuina.

Dalla valutazione complessiva di questi indici, pertanto, potrà conseguire il giudizio di genuinità o meno della richiesta formulata dal lavoratore.

Da non trascurare, infine, è la previsione del CCNL applicato in azienda circa la durata massima e le motivazioni che giustificano un periodo di aspettativa.

Nei limiti del possibile, è opportuno che il lavoratore specifichi i motivi per i quali chiede l’aspettativa, evitando formule generiche (es. “per motivi strettamente personali”).

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro esprime qualche perplessità riguardo la posizione dell’INPS, riservandosi di effettuare un approfondimento e nuovo confronto sull’argomento.

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