autoliquidazione, prospetto paga, contributo addizionale, imposta di bollo

Il contributo addizionale penalizza il rinnovo dei contratti a termine

Il Ministero del lavoro ha chiarito che il contributo addizionale dello 0,5% deve essere applicato con effetto incrementale.

I chiarimenti del Ministero del lavoro hanno spazzato via ogni dubbio: il contributo addizionale dello 0,5% deve essere applicato in modo incrementale a ciascun rinnovo.

L’incremento dello 0,50% previsto dal c.d. “decreto dignità” va ad aggiungersi al contributo addizionale dell’1,4% introdotto dalla c.d. legge Fornero. Dunque, facendo due conti:

  • al 1° rinnovo: 1,40%+0,50%=1,90%;
  • al 2° rinnovo: 1,40%+1,00%=2,40%;
  • al 3° rinnovo: 1,40%+1,50%=2,90%;
  • al 10° rinnovo: 1,40%+(10×0,50%)=6,40%.

Ai fini del calcolo incrementale occorre considerare solo i rinnovi effettuati a partire dal 14 luglio, senza tener conto di quelli precedenti.

La maggiorazione dello 0,50%, per espressa previsione legislativa, non trova applicazione in caso di proroga di un contratto a tempo determinato.

Nelle intenzioni del Governo, l’aumento del costo contributivo, unitamente alle altre novità (riduzione della durata massima, reintroduzione delle causali e riduzione delle proroghe ), dovrebbe incentivare le assunzioni a tempo indeterminato. Tuttavia, molti osservatori sostengono che l’unico effetto di questo giro di vite sarà quello di aumentare il turnover dei lavoratori a termine. I datori di lavoro, dopo 12 mesi di contratto a termine, preferiranno sostituire quel lavoratore con un altro, sempre assunto a tempo determinato, evitando di dover apporre rischiose causali e/o pagare contributi aggiuntivi.

Il caso spinoso delle attività stagionali

I contratti a tempo determinato conclusi per lo svolgimento di attività stagionali sono esclusi sia dal contributo addizionale dell’1,4% che dall’incremento dello 0,5%. Attenzione! L’esclusione riguarda solo le attività stagionali che rientrano nel decreto del presidente della Repubblica n. 1525/1963 , ma non quelle individuate dai contratti collettivi. In quest’ultimo caso, infatti, occorre calcolare entrambi i contributi: base e addizionale.

Sul punto, sarebbe opportuno un intervento del legislatore: è incomprensibile il motivo per il quale a beneficiare dell’esenzione sono solo i contratti a tempo determinato stipulati per attività stagionali previste da un decreto di 55 anni fa e non anche i contratti stipulati per lo svolgimenti di attività individuate come stagionali dalla contrattazione collettiva.

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