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Contribuzione previdenziale: gli effetti dell’accertamento tributario

Gli strumenti deflattivi del contenzioso tributario possono produrre effetti anche sulla contribuzione previdenziale dei lavoratori autonomi.

L’Agenzia delle Entrate ha il compito di verificare i dati denunciati dai contribuenti nella dichiarazione dei redditi. Su l’eventuale maggior reddito accertato nei confronti dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e liberi professionisti iscritti alla gestione separata) deve essere calcolata anche la contribuzione previdenziale. Per ridurre il contenzioso tributario, il Legislatore ha previsto diversi strumenti deflattivi. Essi, possono portare ad una rideterminazione dell’imponibile e, dunque, al ricalcolo della contribuzione previdenziale dovuta. La circolare INPS n. 140 del 2 agosto 2016 fa il punto della situazione, riepilogando gli effetti contribuzione previdenziale.

E’ possibile distinguere due diverse tipologie di strumenti deflattivi:

  1. quelli attivati prima del contenzioso tributario: mediazione tributaria, accertamento con adesione e acquiescenza;
  2. e quelli attivati nel corso del contenzioso tributario: tentativo di conciliazione giudiziale e la chiusura agevolata delle liti fiscali già pendenti al 31 dicembre 2011 e di importo non superiore a 20mila euro.

La mediazione tributaria, l’accertamento con adesione e l’acquiescenza, dal punto di vista previdenziale, producono lo stesso effetto: la base imponibile previdenziale è ricalcolata in misura pari a quella definita per le imposte sui redditi. Sulle somme dovute a titolo di contributi previdenziali e assistenziali non si applicano sanzioni ed interessi. E’ inoltre possibile rateizzare l’intero importo del debito fiscale/previdenziale.

Di contro, la conciliazione giudiziale – attivabile anche nel corso del secondo grado della giustizia tributaria – determina solo una ridefinizione dell’imponibile previdenziale. Sanzioni ed interessi restano dovuti e calcolati secondo quanto previsto dall’art. 116, L. n. 388/2000, comma 8, lettera b)  (sanzione civile pari, in ragione d’anno, al 30%, ma non superiore al 60% dell’importo dei contributi o premi non corrisposti).

Infine, la chiusura agevolata delle liti fiscali non determina alcuna riduzione dell’imponibile previdenziale che resta pari a quello originariamente quantificato dalle Entrate.

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