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Gestione commercianti: l’iscrizione dell’accomandatario non è automatica

L’iscrizione alla gestione commercianti richiede sempre la verifica dei presupposti. L’obbligo di iscrizione non sorge automaticamente per il socio accomandatario.

Sono queste le conclusioni cui giunge la Corte di Cassazione con la sentenza del 16 novembre 2016, n. 23360 . Questi i fatti: il socio accomandatario di una società in accomandita semplice riceve una cartella di pagamento emessa dall’INPS per contributi dovuti alla gestione commercianti. Secondo l’Istituto previdenziale l’obbligo di iscrizione alla gestione commercianti per il socio accomandatario della s.a.s. sorgerebbe automaticamente, in ragione della posizione rivestita all’interno della società, essendo l’accomandatario l’unico soggetto abilitato a compiere atti in nome della s.a.s.. L’accomandario, di contro, sosteneva che il suo lavoro all’interno della società fosse nullo, giacché il suo oggetto era costituito dalla gestione di un unico immobile e dalla riscossione dei relativi canoni, senza una vera e propria attività commerciale.

La Corte di Appello, riformando la statuizione di I grado, respinge l’opposizione proposta dal socio accomandatario. Secondo i giudici di II grado il socio accomandatario di una società che svolge intermediazione immobiliare deve essere iscritto nella gestione degli esercenti attività commerciali in quanto l’esercizio dell’attività commerciale in modo abituale e prevalente è “in re ipsa”.

La decisione della Suprema Corte

Di diverso avviso è la Suprema Corte che cassa la sentenza di II grado. Gli ermellini dichiarano infondato l’assunto di partenza. Per giustificare l’iscrizione alla gestione commercianti, non è sufficiente la responsabilità illimitata per gli oneri e i rischi della gestione. E’ comunque richiesta la partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza. A norma dell’art. 2318 c.c., “I soci accomandatari hanno i diritti e gli obblighi dei soci della società in nome collettivo”. Così come nelle s.n.c. non è sufficiente a far sorgere l’obbligo di iscrizione il regime della responsabilità illimitata del socio, parimenti nella società in accomandita semplice l’accomandatario sarà tenuto all’iscrizione solo qualora partecipi direttamente al lavoro aziendale e detta partecipazione sia abituale e prevalente.

L’attività di mera riscossione dei canoni di un immobile affittato, conclude la Cassazione, non costituisce di norma attività d’impresa, indipendentemente dal fatto che ad esercitarla sia una società commerciale, salvo che si dia prova che costituisca attività commerciale di intermediazione immobiliare.

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