infortunio in itinere & bici

Infortunio in itinere: l’uso della bici è sempre necessitato

Infortunio in itinere: l’uso della bicicletta è sempre necessitato. In presenza di tutti gli altri presupposti stabiliti dalla legge è indennizzabile.

In materia di infortunio in itinere, l’uso del velocipede (alias la bicicletta) deve intendersi sempre necessitato. Di conseguenza, a prescindere dal tratto stradale in cui l’evento si verifica (pista ciclabile o strada aperta al traffico dei veicoli a motore) e dalla presenza o meno di mezzi di trasporto pubblici, l’infortunio in itinere occorso a bordo di una bicicletta deve essere sempre ammesso all’indennizzo se ricorrono tutti gli altri presupposti stabiliti dalla legge.

È questa l’importante novità introdotta dal collegato ambientale alla legge di stabilità 2016 (art 5, commi 4 e 5, legge n. 221/2015 ), recepita dall’INAIL con le nuove linee guida per la trattazione dei casi di infortunio in itinere (circolare INAIL n. 14 del 25 marzo 2016 ).

Sulla base dell’impianto normativo precedente, l’Istituto assicuratore, pur considerando la sempre maggiore sensibilità dell’opinione pubblica verso una mobilità sostenibile, aveva aperto all’indennizzabilità dell’infortunio in itinere occorso in bicicletta solo alla contemporanea presenza di due essenziali requisiti:

  • assenza o insufficienza dei mezzi pubblici di trasporto ovvero non percorribilità a piedi del tragitto, considerando la distanza tra l’abitazione ed il luogo di lavoro;
  • l’evento lesivo si fosse verificato nel percorrere una strada aperta al traffico di veicoli a motore e non invece quando tale evento si fosse verificato su pista ciclabile.

Il nuovo orientamento, tuttavia, non muta la disciplina generale in materia di infortunio in itinere.

L’assicurazione infortunistica opera nell’ipotesi di infortunio occorso a lavoratore durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro. Il concetto di normalità del percorso implica che lo stesso deve essere affrontato per esigenze e finalità lavorative e, ovviamente, in orari confacenti con quelli lavorativi in modo tale che il lavoratore non abbia possibilità di una scelta diversa, né in ordine al tragitto, né in ordine all’orario. Il percorso da seguire deve essere quello normalmente compiuto dal lavoratore, anche se diverso da quello oggettivamente più breve, purché giustificato dalla concreta situazione della viabilità (es. traffico più scorrevole rispetto a quello del percorso più breve ecc.).

La tutela assicurativa non opera nel caso di interruzioni e deviazioni del percorso andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro che siano del tutto indipendenti dal lavoro o comunque non necessitate. Le brevi soste che non espongono l’assicurato a un rischio diverso da quello che avrebbe dovuto affrontare se il normale percorso casa-lavoro fosse stato compiuto senza soluzione di continuità non interrompono, invece, il nesso causale tra lavoro e infortunio e, dunque, non escludono l’indennizzabilità dello stesso.

Ai fini della tutela assicurativa, ogni volta che il tragitto può essere compiuto a piedi o con mezzi pubblici, l’eventuale scelta del mezzo privato deve risultare necessitata. L’uso del mezzo privato è ritenuto necessitato quando non esistono mezzi pubblici di trasporto dall’abitazione del lavoratore al luogo di lavoro (o non coprono l’intero percorso), ovvero quando non c’è coincidenza fra l’orario dei mezzi pubblici e quello di lavoro, o quando l’attesa e l’uso del mezzo pubblico prolungherebbero eccessivamente l’assenza del lavoratore dalla propria famiglia. La necessità del mezzo privato va accertata caso per caso, ma non per gli infortuni occorsi a bordo della bicicletta in quanto, in base alle novità in commento, il suo utilizzo è considerato dalla norma sempre necessitato e, quindi, equiparato a quello del mezzo pubblico o al percorso a piedi.

Riguardo all’infortunio accaduto per colpa del lavoratore, gli aspetti soggettivi della condotta dell’assicurato (negligenza, imprudenza, imperizia, violazione di norme) non assumono rilevanza ai fini dell’indennizzabilità, in quanto la colpa del lavoratore non interrompe il nesso causale tra rischio lavorativo e sinistro, salvo che si tratti di comportamenti così abnormi da sfociare nel c.d. rischio elettivo (“deviazione puramente arbitraria dalle normali modalità lavorative per finalità personali, che comporta rischi diversi da quelli inerenti alle normali modalità di esecuzione della prestazione”. Cfr. Cassazione 11885/2003).

1 commenti On Infortunio in itinere: l’uso della bici è sempre necessitato

Non è possibile commentare.

Site Footer