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NASpI: compatibilità con un nuovo lavoro subordinato

La durata del rapporto di lavoro e il reddito che si prevede di percepire determinano la sospensione, la decadenza od il cumulo tra NASpI e reddito da lavoro dipendente.

Cosa accade se un lavoratore percettore di NASPI accetta un’offerta di lavoro subordinato? Perde il trattamento a sostegno del reddito? E’ questa una delle domande che più frequentemente si pongono i lavoratori beneficiari del sussidio di disoccupazione in presenza di una nuova opportunità di lavoro.

In questo articolo ci soffermeremo esclusivamente sul rapporto tra NASpI e lavoro subordinato.

Il documento di prassi a cui fare riferimento è la circolare INPS n. 94 del 12/05/2015 . Ulteriori chiarimenti sono contenuti nella successiva circolare n. 142 del 29/07/2015 .

1) Reddito superiore ad 8 mila euro

Se dal nuovo rapporto di lavoro subordinato deriva un reddito annuale superiore a quello minimo escluso da imposizione fiscale (€ 8.000) scatta la decadenza dalla prestazione.Tuttavia, se la durata del rapporto di lavoro non supera i sei mesi, l’indennità è sospesa d’ufficio sulla base delle comunicazione obbligatorie (Unilav) per la durata del rapporto di lavoro. Al termine della sospensione, la NASpI riprende ad essere corrisposta per il periodo residuo spettante al momento in cui l’indennità stessa era stata sospesa. E’ ininfluente l’eventuale cessazione anticipata per dimissioni del lavoratore. Per il calcolo del periodo di sospensione, si fa riferimento alla durata di calendario del rapporto di lavoro, prescindendo da ogni riferimento alle giornate effettivamente lavorate.

2) Reddito inferiore ad 8 mila euro

Diversa è l’ipotesi che si presenta in caso di una nuova occupazione con contratto di lavoro subordinato il cui reddito annuale sia inferiore ad 8mila euro. In questo caso è possibile cumulare una parte della NASpI con il reddito da lavoro se:

  • il percettore comunica all’INPS, entro un mese dall’inizio dell’attività, il reddito annuo previsto;
  • il datore di lavoro che procede all’assunzione deve essere diverso da quello per il quale il lavoratore ha prestato la sua attività quando è cessato il rapporto di lavoro che ha determinato il diritto alla NASpI.

In presenza di entrambe le condizioni, la NASpI è ridotta di un importo pari all’80% del reddito previsto, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio del contratto di lavoro subordinato e la data in cui termina il periodo di godimento dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno. La riduzione è ricalcolata d’ufficio al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi.

In caso di mancata comunicazione del reddito, laddove il rapporto di lavoro sia di durata pari o inferiore a sei mesi si applica l’istituto della sospensione (cfr. il punto 1°); laddove il rapporto sia di durata superiore a sei mesi o a tempo indeterminato si applica l’istituto della decadenza.

3) Part-time

Cosa accade se il lavoratore titolare di due o più rapporti di lavoro part-time cessi da uno di questi per eventi che danno diritto alla NASpI? Se entro un mese dalla richiesta di NASpI comunica all’INPS un reddito presunto inferiore ad 8 mila euro può cumulare parzialmente la NASpI (cfr. il punto 2°). In caso contrario, scatta la decadenza.

4) Lavoro intermittente

Se il lavoratore percettore di NASpI si rioccupa con un contratto di lavoro intermittente, occorre distinguere due ipotesi:

  • se c’è obbligo di risposta alla chiamata: il cumulo è possibile se il reddito da lavoro, incluso l’indennità di disponibilità, non superano gli 8 mila euro. Poiché il contratto di lavoro intermittente può essere anche a tempo determinato, vale quanto già detto in precedenza (cfr. il punto 2).
  • se non c’è obbligo di risposta alla chiamata: la NASpI resta sospesa per le sole giornate di effettiva prestazione lavorativa e può essere riconosciuta solo per i periodi compresi tra una chiamata e l’altra. Il cumulo è ammesso solo quando il reddito da lavoro intermittente non supera gli 8 mila euro. Per il resto, vale quanto previsto per la generalità dei lavoratori.

Diversa è l’ipotesi di un lavoratore, non percettore di NASpI, ma titolare di un contratto di lavoro intermittente a tempo determinato o indeterminato senza obbligo di risposta alla chiamata e senza diritto all’indennità di disponibilità. Per i periodi compresi tra una chiamata e l’altra, non è possibile accedere alla indennità di disoccupazione. Infatti, i periodi di non lavoro caratterizzano questa tipologia di contratto e non possono essere assimilati ad una cessazione involontaria del rapporto di lavoro, presupposto indispensabile per la presentazione della domanda di indennità di disoccupazione.

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