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NASpI in caso di trasferimento del lavoratore ad altra sede

In caso di trasferimento ad altra sede il lavoratore può accedere alla NASpI sia con la risoluzione consensuale che con le dimissioni per giusta causa.

A chiarirlo è l’Inps con il messaggio n. 369/18 . L’Istituto previdenziale si sofferma su due casi concreti di richiesta della NASpI:

  • risoluzione consensuale a seguito del rifiuto del lavoratore al trasferimento presso altra sede della stessa azienda distante oltre 50 km dalla propria residenza e/o mediamente raggiungibile in oltre 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblico;
  • dimissioni per giusta causa a seguito del trasferimento richiesto dal datore di lavoro.

Di norma, l’accesso alla NASpI è consentito solo ai lavoratori che abbiano involontariamente perduto la propria occupazione e che presentino gli ulteriori requisiti previsti dal legislatore.

In talune ipotesi, la cessazione del rapporto di lavoro, pur non derivando da un atto unilaterale del datore di lavoro, può consentire l’accesso alla NASpI.

L’ipotesi più frequente è quella delle dimissioni per giusta causa. In questo caso si configura una condizione di improseguibilità del rapporto di lavoro (la cui ricorrenza deve essere valutata dal giudice), imputabile al comportamento di un altro soggetto (datore di lavoro).

Risoluzione consensuale

Analogamente, lo stato di disoccupazione può ritenersi involontario se le parti addivengono alla risoluzione consensuale del rapporto a seguito del rifiuto del lavoratore al trasferimento ad altra sede della stessa azienda distante oltre 50 km dalla residenza del lavoratore e/o mediamente raggiungibile in oltre 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblico. In tali casi, la volontà del lavoratore può essere stata indotta dalle notevoli variazioni delle condizioni di lavoro conseguenti al trasferimento.

Dimissioni per giusta causa

Per quanto rigurda l’ipotesi di dimissioni a seguito del trasferimento, ricorre la giusta causa delle dimissioni quando il trasferimento non è sorretto dalle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive previste dall’art. 2103 c.c.  e ciò indipendentemente dalla distanza tra la residenza del lavoratore e la nuova sede di lavoro.

Quando riccore tale fattispecie, il lavoratore dovrà corredare la domanda con una documentazione da cui risulti almeno la sua volontà di “difendersi in giudizio” nei confronti del comportamento illecito del datore di lavoro, impegnandosi a comunicare l’esito della controversia giudiziale o extragiudiziale.

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