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Permessi legge 104/1992 in caso di part-time verticale

Se il part time verticale prevede un orario che comporta una prestazione per un numero di giornate superiore al 50% di quello ordinario, il lavoratore ha diritto all’integrale fruizione dei permessi legge 104/1992.

Nessun riproporzionamento dei permessi legge 104/1992 (art. 33, comma 3) se il part-time verticale è articolato sulla base di un orario settimanale che comporta una prestazione per un numero di giornate superiore al 50% di quello ordinario. A ribadirlo è la sentenza della Cassazione del 20 febbraio 2018, n. 4069 .

La vicenda

Una lavoratrice trasforma il proprio rapporto di lavoro da full-time a part-time verticale (dal lunedì al giovedì, dalle 8:30 alle 14:30). A seguito di ciò, il datore di lavoro riproporziona i permessi legge 104/1992, portandoli da tre a due.

Tanto il Tribunale, quanto la Corte di Appello, confermano il diritto della lavoratrice ad usufruire di tre giorni di permesso, oltre al risarcimento del danno subito. Avverso la sentenza, l’Inps ed il datore di lavoro propongono ricorso in Cassazione.

Il riproporzionamento, sostiene l’Inps, è espressione del generale principio di proporzionalità vigente per i lavoratori part-time e non costituisce discriminazione. Anzi, evita una discriminazione rispetto ai lavoratori a tempo pieno. In assenza di una specifica normativa per i lavoratori part-time, l’Istituto previdenziale ritiene legittimo concedere permessi in misura inferiore a tre giorni.

No al riproporzionamento

Di diverso avviso è la Corte di Cassazione. Il legislatore, in virtù del principio di non discriminazione, ha voluto distinguere tra istituti che hanno una connotazione patrimoniale ed istituti che non sono strettamente patrimoniali.

I primi, si pongono in stretta corrispettività con la durata della prestazione lavorativa. Per tale motivo, è ammesso il riproporzionamento del trattamento spettante al lavoratore.

I secondi, invece, devono essere salvaguardati da qualsiasi riduzione connessa alla minore entità della durata della prestazione lavorativa.

I permessi legge 104/1992 costituiscono espressione dello Stato sociale che eroga una provvidenza in forma indiretta, tramite facilitazioni ed incentivi ai congiunti che si fanno carico dell’assistenza di un parente disabile grave.

La Corte, nel respingere il ricorso, si uniforma ad un principio espresso in una precedente sentenza della Cassazione (n. 22925/2017) che aveva affrontato un caso di part-time verticale molto simile a quello attuale. In quella fattispecie, la Corte dichiarò che:

… appare ragionevole distinguere l’ipotesi in cui la prestazione di lavoro part time sia articolata sulla base di un orario settimanale che comporti una prestazione per un numero di giornate superiore al 50% di quello ordinario, da quello in cui comporti una prestazione per un numero di giornate di lavoro inferiori, o addirittura limitata solo ad alcuni periodi nell’anno e riconoscere, solo nel primo caso, stante la pregnanza degli interessi coinvolti e l’esigenza di effettività di tutela del disabile, il diritto alla integrale fruizione dei permessi in oggetto.

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