congedo di maternità

Congedo di maternità in caso di parto fortemente prematuro

Nell’ottica di conciliare al meglio i tempi di vita e lavoro dei genitori lavoratori e di assicurare tutele sempre più ampie, il d.lgs. n. 80/2015 ha apportato importanti modifiche alla disciplina del congedo di maternità.

Prolungamento del congedo di maternità in caso di parto fortemente prematuro. Si considera fortemente prematuro il parto che avviene prima dei due mesi antecedenti la data presunta del parto e, quindi, prima dell’inizio del congedo ordinario. Secondo la disciplina previgente, il congedo di maternità spettava per i cinque mesi successivi al giorno del parto. A seguito delle modifiche apportate al T.U. maternità/paternità (d.lgs. n. 151/2001 ), ai tre mesi di congedo post partum si aggiungono i giorni intercorrenti tra la data effettiva del parto e quella presunta, allungando – di fatto – il periodo complessivo di astensione dal lavoro oltre i consueti 5 mesi. Il prolungamento del congedo di maternità è previsto anche se la lavoratrice è destinataria di un provvedimento di interdizione dal lavoro per incompatibilità con le mansioni svolte. In tal caso, al termine del settimo mese si aggiungeranno gli ulteriori giorni spettanti. La riforma in esame non comporta variazioni nei casi in cui il parto prematuro si verifichi all’interno dei due mesi ante partum, ossia quando il congedo obbligatorio ante partum è già iniziato. Per tali eventi, infatti, il congedo post partum risulta coincidente, come in precedenza, con i 3 mesi dopo il parto ai quali vanno aggiunti i giorni di congedo ante partum non goduti. È bene precisare, infine, che gli ulteriori periodi riconosciuti alle lavoratrici madri nei casi di parto fortemente prematuro influiscono anche sulla durata del congedo di paternità che, come noto, coincide con il periodo di congedo di maternità post partum non fruito in tutto o in parte dalla madre per morte, grave infermità, abbandono del figlio o affidamento esclusivo dello stesso al padre.

Rinvio o sospensione del congedo di maternità in caso di ricovero del neonato o del minore adottato/affidato. È prevista la facoltà per la madre lavoratrice dipendente o iscritta alla gestione separata di sospendere il congedo di maternità dopo il parto qualora il neonato sia ricoverato in una struttura pubblica o privata. L’opzione prescinde dai motivi del ricovero, ma è subordinata alla compatibilità delle condizioni di salute della lavoratrice con la ripresa del lavoro. La data delle dimissioni del neonato rappresenta il limite temporale oltre il quale non è possibile rinviare ulteriormente la fruizione del congedo di maternità ancora spettante. La sospensione è esercitabile anche in caso di ricovero di minore adottato/affidato. La sospensione del congedo di maternità è possibile solo se il parto o l’adozione/affidamento si è verificato a partire dal 25 giugno 2015, data di entrata in vigore della riforma. La lavoratrice può optare per la sospensione del congedo post partum una sola volta per ogni figlio, ma durante il periodo di sospensione non potrà usufruire, per lo stesso figlio, del congedo parentale. È invece possibile beneficiare dei riposi per allattamento. La lavoratrice non può sospendere il congedo di maternità in presenza del provvedimento di interdizione dal lavoro per incompatibilità con le mansioni svolte. La sospensione del congedo è esercitabile anche dal padre lavoratore dipendente o iscritto alla gestione separata in caso di congedo di paternità.

Le novità introdotte dal d.lgs. n. 80/2015  sono state illustrate dall’INPS con la circolare n. 69 del 28/04/2016 .

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